Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

UN GRIDO SENZA ECO


Ascolta la Parola

Neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi

Lc 16, 19-31

Riflessione biblica

Il Vangelo di oggi, come ogni parola di Dio, è una buona notizia che ci rivela il cuore di Dio e ci invita ad assomigliargli: Dio sta dalla parte dei poveri, li conosce per nome e alla fine li stringe nel suo abbraccio. La prova è che il povero, in questo Vangelo, ha un nome, Lazzaro(Dio aiuta), mentre il ricco è anonimo. La sorte finale del povero Lazzaro conferma quello che il Salmo di oggi dice: "Il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati…" (Sal 145).

Questo Vangelo non ci racconta la vita o la storia di questi due personaggi, ma ci fa solo un accenno: un povero, Lazzaro, e un ricco, che si veste in modo lussuoso e costoso e i banchetti sono il suo quotidiano. 

Un cuore “anestetizzato”

Fermiamoci un po’ sulla figura di questo ricco: a prima vista, quest’uomo non fa niente di male: si veste bene e mangia bene. Non è né un ladro, né un terrorista, né un bandito, né un criminale. Vive nel suo mondo e si occupa dei suoi affari. Ma, allora, perché la sua sorte finale è  così triste? Proprio questo vivere nel suo mondo lo porta alla rovina. Lui vive in un mondo indifferente. L’indifferenza è il suo tesoro: il suo cuore è ‘anestetizzato’ al punto che l’altro con il suo problema non gli interessa, non sono affari suoi, lui non c’entra. La presenza di Lazzaro, che è un grido silenzioso di aiuto, non trova un eco nel suo cuore. Questo uomo è già morto e sepolto nel cuore, mentre è ancora in vita.

Possiamo chiederci: come è possibile che questo uomo non riesca a vedere il povero Lazzaro e non si commuova di fronte alle sue condizioni disumane? Come riesce a assaporare i suoi cibi avendo davanti un affamato che accompagna con gli occhi i movimenti del suo cucchiaio mentre prende il cibo e lo porta alla bocca? Come può lasciare che sia il cane a lambire le piaghe di un suo simile? Sì, per il cuore indifferente non c’è posto per la compassione, sceglie di diventare cieco e sordo davanti ai problemi altrui. L’altro non esiste per lui. Come possiamo vedere, l’indifferenza è il cancro, la morte e il sepolcro del cuore. Il nostro ricco ha scelto fino alla fine di rimanere indifferente. La sua indifferenza ha ucciso Lazzaro!

E noi oggi?

Il Vangelo è sempre attuale. Veniamo a noi,  guardiamo la nostra vita e la nostra società. Esse sono diverse dal ricco di questo racconto del Vangelo di oggi? Quanti Lazzari morti a causa della nostra indifferenza, della nostra scelta di non intervenire… L’aiuto al povero, prima di essere un atto di carità è questione di giustizia, è restituire ai poveri ciò che Dio ha dato a tutti, diceva Sant’ Agostino. Tutto quello che abbiamo è dono di DioL’Apostolo Paolo afferma: “Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? (1Cor 4,7). Quando si perde la coscienza di avere tutto ricevuto da Dio, si diventa egoisti e tutto gira attorno a noi stessi. 

Spesso percepiamo il povero o il bisognoso come un peso, un disturbo, un ostacolo alla nostra felicità, ma dimentichiamo che un povero, un bisognoso è una benedizione per la nostra vita, un’occasione d’oro per servire Cristo, per toccare la sua carne sofferente, per diventare il canale dell’amore di Dio che si china sulla sua creatura.

Questo Vangelo ci presenta, addirittura, il povero come la strada o la porta per il Cielo. Mentre l’indifferenza conduce alla morte e alla sofferenza eterna, la compassione, l’amore concreto che si fa dono porta alla vita vera ed eterna. 

Guarire dall’indifferenza

Cosa è l’indifferenza? È un atteggiamento in cui la persona sceglie di non lasciarsi coinvolgere è il contrario dell’amore perché amare significa essere lì per l’altro, sentire, partecipare, reagire”. «Il contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.» dice Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto. L’indifferenza è la scelta di non voler amare. 

È possibile guarire dall’indifferenza? Io direi di sì. Basta la decisione coraggiosa di alzare lo sguardo, aprire gli occhi per vedere la realtà che ci circonda, vicino e lontano, aprire gli orecchi e lasciare che il grido, anche silenzioso del bisognoso, trafigga il nostro cuore e commuova le nostre viscere. 

Chiedere umilmente al Signore di guarire il nostro cuore, di darci un cuore nuovo, un cuore di carne che sia capace di commuoversi, di amare, di vedere Lui e di servire Lui in ogni bisognoso.

Gesù non è contro i ricchi e la ricchezza, ma invita al suo uso corretto e responsabile: saper condividere generosamente con chi è nel bisogno.

Non è mai troppo tardi per convertirci, non abbiamo bisogno “di uno che risorga dai morti” per persuaderci della necessità di convertirci!  Ci auguriamo che il grido del povero trovi eco nei nostri cuori!

Per finire, facciamo nostre le parole di questo inno liturgico di Michel Scouarnec, e le rivolgiamo al Signore: 

Apri i miei occhi, Signore,

alle meraviglie del tuo amore;

sono il cieco sulla strada,

guariscimi, voglio vederti.

Apri le mie mani, Signore,

che si chiudono per tutto trattenere;

Il povero ha fame davanti alla mia casa:

Insegnami a condividere.

Fa’ che io senta, Signore,

tutti i miei fratelli che gridano verso di me;

alla loro sofferenza e ai loro appelli

che il mio cuore non sia sordo.

Lampada ai miei passi

Eudoxie Ngongo

Missionaria de Maria Saveriana, naturale della Reppublica Democratica del Congo. Attualmente realiza la sua missione in Thailandia.

Riflessioni Bibliche