
LA POTENZA DELLA FEDE
Ascolta la Parola
Gli apostoli dissero al Signore: "Aumenta la nostra fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".
Riflessione biblica
Dopo una successione di istruzioni ai discepoli nei versetti 1-4, viene il brano del Vangelo di questa domenica e affronta il tema della fede in Dio, utilizzando la metafora di un seme di senape, e l'atteggiamento da adottare di fronte a Lui, paragonato a quello tra padrone e servo.
La risposta di Gesù sulla fede nasce dalla richiesta degli apostoli, che desiderano ricevere l'aumento di un tale dono. Gesù non esaudisce la loro richiesta e non fornisce neanche una definizione della fede, ma ricorda loro lo straordinario potere che essa racchiude. Per Gesù, avere la fede di un granello di senape, così piccolo e quasi insignificante, sarebbe sufficiente per compiere cose impensabili. Quel poco di fede è in grado di operare uno sconvolgimento, perché può agire con una forza tale da andare oltre i nostri schemi abituali e rompere ogni struttura umana. Gesù, “il Signore” dell'autorità e della potenza divina, ci dà la certezza che è sufficiente avere un minimo di fiducia in Dio per realizzare grandi prodigi, perché la fede, anche se non è molta, ma è salda e forte, è sempre una comunione con Dio e ci rende partecipi della sua potenza.
Ancora oggi ci capita come a quei primi seguaci e apostoli. La presenza di Gesù e la comunione con lui ci fanno prendere coscienza della pochezza, meschinità o immaturità della nostra fede. Lui ci mette anche in guardia perché potremmo essere tentati di usare quel poco di fede che abbiamo come qualcosa di magico o addirittura vantarci di ciò che facciamo o abbiamo fatto. Invece, nulla è per nostro merito. Il nostro lavoro e servizio è solo una risposta alla bontà e alla misericordia di Dio, che ci ha amati e ha dato se stesso per noi. E Gesù vuole condurci sulla via dell'umiltà e della gratuità.
E’ salutare che l’esperienza di una vera intimità con Gesù, il Signore, ci scuota e ci faccia scoprire quanto siamo fragili, così da poter dire: “Quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12, 10), perché la nostra impotenza si riempie della potenza stessa di Dio. Siamo di nuovo di fronte a una sfida: capire che la fede è un dono, e imparare a smettere di confidare in noi stessi e lasciare che sia Dio ad agire, consapevoli che la salvezza viene da lui.






