
Che veniamo a Te!
Ascolta la Parola
«Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
Riflessione biblica
Domenica scorsa abbiamo ascoltato come la folla, malata e affamata, aveva toccato il cuore di Gesù, facendogli rinviare il programma di “ritirarsi in un luogo deserto, in disparte”. Ora, sfamata e congedata la folla, Gesù può restare finalmente solo con il Padre, sul monte, in preghiera per lunghe ore notturne. Ma in sua assenza, la barca su cui si trovano i discepoli, già in alto mare, si confronta con le difficoltà del vento contrario.
I Padri hanno visto in questa barca un simbolo della Chiesa e nei venti contrari le molteplici prove che si trova ad affrontare. Papa Francesco, durante la preghiera in tempo di pandemia COVID-19, aveva allargato l’immagine della barca nella tempesta, a tutta l’umanità:
“ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. … la tempesta smaschera le nostre vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze … è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.”

Il Vangelo di questa domenica ci mostra come Gesù venga incontro a questa barca su cui ci troviamo tutti, camminando sulle acque, senza essere ostacolato né dal vento né dalle onde. Trova sempre il modo di farsi vicino alle nostre paure e prove: per lui la strada è sempre aperta, perché attraversa il mare di ogni dolore e viene verso di noi, trasformando la prova in occasione di incontro con Lui.
Pietro, vedendolo, sente tutta la forza e il fascino di questa Vita che non si lascia inghiottire dal male, ma ci passa sopra, e gli chiede di poterlo seguire. Come Pietro, quanti nostri fratelli e sorelle, uomini e donne come noi, hanno fatto altrettanto, non per loro capacità, ma per aver tenuto fisso lo sguardo su Gesù, anche quando il cuore faceva loro sentire che era al di là delle loro possibilità: ecco lo straordinario della vita cristiana, che ci è dato in dono gratuito e disponibile.
Siamo tutti chiamati a camminare sul mare, tenendo lo sguardo fisso su di Lui, e quando ci sembra di affondare, invochiamo con fiducia la sua salvezza: Signore, salvami! Lasciamoci afferrare, lasciamoci ridestare dalle prove della vita, per ricentrarci su Gesù e prostrarci davanti a Lui.
Papa Francesco esortava a cogliere il tempo di prova, come “un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio Signore, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che … senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia … tanti … che hanno compreso che nessuno si salva da solo.”






