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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Chi serviremo?


Ascolta la Parola

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Lc 16,1-13

Riflessione biblica

Il testo proposto per questa domenica è quello dell’amministratore astuto. Si colloca nel contesto delle cinque parabole raccontate da Gesù, tutte registrate nel Vangelo di Luca. Le tre precedenti (la Pecora smarrita, la Moneta perduta e il Padre misericordioso) sottolineano la gioia del cielo per un peccatore che si converte. Esse furono narrate per spiegare ai farisei e ai dottori della legge perché Gesù si associava con persone che loro consideravano indegne.

Siamo invitati anzitutto a leggere con attenzione il testo, più di una volta, assaporando tutta la ricchezza di questo racconto.
Successivamente, a collocare la parabola di questa domenica nel suo contesto: Gesù si trova ancora una volta davanti ai suoi avversari. Ricordiamo che spesso gli insegnamenti di Gesù riflettevano le realtà sociali, economiche e religiose del suo tempo.

Gesù raccontò questa parabola in un ambiente in cui farisei e maestri della legge lo criticavano apertamente per associarsi con pubblicani e peccatori. I farisei erano un gruppo religioso rigoroso che si considerava custode della Legge di Mosè. Disprezzavano i pubblicani (esattori delle tasse) e i peccatori, ritenendo che queste persone fossero moralmente e spiritualmente contaminate e condannate.

Possiamo ora sottolineare dal testo proposto alcuni insegnamenti:

  • Prudenza: Gesù osserva che «i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». Comprendiamo così che le persone concentrate sui beni terreni spesso dimostrano più intelligenza e pianificazione per raggiungere i loro obiettivi rispetto ai credenti riguardo ai propositi spirituali ed eterni.
  • Farsi amici con la ricchezza ingiusta: Gesù esorta: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne». La “ricchezza ingiusta” si riferisce ai beni materiali, che sono effimeri e spesso acquisiti in un sistema corrotto. L’istruzione è di usare tali risorse per praticare generosità, carità e solidarietà, aiutando chi è più svantaggiato.
  • Fedeltà nel poco e nel molto: il Maestro sottolinea che «chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto». Si mette così in risalto l’importanza dell’integrità e della responsabilità nell’amministrazione di ogni risorsa, materiale o spirituale. Se qualcuno non è affidabile con le ricchezze terrene, che sono considerate “ingiuste” o “altrui” (nel senso che non sono eterne), come gli potranno essere affidate le “vere ricchezze”, cioè quelle spirituali ed eterne?
  • Impossibilità di servire due padroni: il passo si conclude con un’affermazione chiara: «Nessun servo può servire due padroni: perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». “Mammona” è una parola aramaica che personifica la ricchezza o il denaro. Gesù afferma che la lealtà a Dio è incompatibile con la devozione al denaro e ai beni di questo mondo, esigendo una scelta fondamentale su ciò che sarà il centro della vita di una persona.

Concludendo la nostra riflessione, sottolineiamo che il testo di Luca 16,1-13 esorta i discepoli a usare intelligenza e prudenza nella gestione dei beni materiali, non per un guadagno egoistico, ma per scopi che abbiano valore eterno, ponendo sempre la fedeltà a Dio al di sopra di qualsiasi ricchezza terrena.

Che Maria, la prima discepola fedele, sia nostra compagna di viaggio in questo cammino di ascolto e messa in pratica della Parola Incarnata, affinché possiamo fiorire in abbondanza nei valori del Regno.

Lampada ai miei passi

Elisabeth Miguel Espinhara

Saveriana brasiliana. Ha studiato Scienze Religiose presso la Pontificia Università Cattolica di Curitiba. Ha trascorso tre anni a Roma, studiando alla Pontificia Università Salesiana, Pastorale Giovanile con specializzazione in Catechesi ed Evangelizzazione.  In 2005 va in Parigi a studiare la lingua francese. È stata 8 anni in Ciad nella comunità di Koumi com i Massa. Tornata in Brasile, a San Paolo ha svolto diverse attività: animazione e coordinamento dell'iniziazione alla vita cristiana. Attualmente vive nella comunità di Londrina, Paranà

Riflessioni Bibliche