
Chi serviremo?
Ascolta la Parola
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Riflessione biblica
Il testo proposto per questa domenica è quello dell’amministratore astuto. Si colloca nel contesto delle cinque parabole raccontate da Gesù, tutte registrate nel Vangelo di Luca. Le tre precedenti (la Pecora smarrita, la Moneta perduta e il Padre misericordioso) sottolineano la gioia del cielo per un peccatore che si converte. Esse furono narrate per spiegare ai farisei e ai dottori della legge perché Gesù si associava con persone che loro consideravano indegne.
Siamo invitati anzitutto a leggere con attenzione il testo, più di una volta, assaporando tutta la ricchezza di questo racconto.
Successivamente, a collocare la parabola di questa domenica nel suo contesto: Gesù si trova ancora una volta davanti ai suoi avversari. Ricordiamo che spesso gli insegnamenti di Gesù riflettevano le realtà sociali, economiche e religiose del suo tempo.
Gesù raccontò questa parabola in un ambiente in cui farisei e maestri della legge lo criticavano apertamente per associarsi con pubblicani e peccatori. I farisei erano un gruppo religioso rigoroso che si considerava custode della Legge di Mosè. Disprezzavano i pubblicani (esattori delle tasse) e i peccatori, ritenendo che queste persone fossero moralmente e spiritualmente contaminate e condannate.
Possiamo ora sottolineare dal testo proposto alcuni insegnamenti:
- Prudenza: Gesù osserva che «i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». Comprendiamo così che le persone concentrate sui beni terreni spesso dimostrano più intelligenza e pianificazione per raggiungere i loro obiettivi rispetto ai credenti riguardo ai propositi spirituali ed eterni.
- Farsi amici con la ricchezza ingiusta: Gesù esorta: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne». La “ricchezza ingiusta” si riferisce ai beni materiali, che sono effimeri e spesso acquisiti in un sistema corrotto. L’istruzione è di usare tali risorse per praticare generosità, carità e solidarietà, aiutando chi è più svantaggiato.
- Fedeltà nel poco e nel molto: il Maestro sottolinea che «chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto». Si mette così in risalto l’importanza dell’integrità e della responsabilità nell’amministrazione di ogni risorsa, materiale o spirituale. Se qualcuno non è affidabile con le ricchezze terrene, che sono considerate “ingiuste” o “altrui” (nel senso che non sono eterne), come gli potranno essere affidate le “vere ricchezze”, cioè quelle spirituali ed eterne?
- Impossibilità di servire due padroni: il passo si conclude con un’affermazione chiara: «Nessun servo può servire due padroni: perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». “Mammona” è una parola aramaica che personifica la ricchezza o il denaro. Gesù afferma che la lealtà a Dio è incompatibile con la devozione al denaro e ai beni di questo mondo, esigendo una scelta fondamentale su ciò che sarà il centro della vita di una persona.
Concludendo la nostra riflessione, sottolineiamo che il testo di Luca 16,1-13 esorta i discepoli a usare intelligenza e prudenza nella gestione dei beni materiali, non per un guadagno egoistico, ma per scopi che abbiano valore eterno, ponendo sempre la fedeltà a Dio al di sopra di qualsiasi ricchezza terrena.
Che Maria, la prima discepola fedele, sia nostra compagna di viaggio in questo cammino di ascolto e messa in pratica della Parola Incarnata, affinché possiamo fiorire in abbondanza nei valori del Regno.






