
Il cielo si apre sull’abisso umano
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In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Riflessione biblica
Il Battesimo di Gesù segna la conclusione del tempo di Natale, un tempo in cui abbiamo ripercorso i misteri della sua infanzia. L’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, non si esaurisce con la nascita a Betlemme, che ne rappresenta solo la prima tappa; essa prosegue nel Battesimo presso il Giordano e giunge a compimento a Gerusalemme, con la Passione e la Morte. Sulle rive del fiume, Gesù vive un ulteriore momento di "umanizzazione", immergendosi totalmente nell’umanità peccatrice e stabilendo con essa una piena solidarietà. Come scrive San Paolo: «Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» (Fil 2,6-7).
Proprio al Giordano ha inizio la vita pubblica del Messia. Ma perché Egli decide di mescolarsi alla folla e farsi battezzare da Giovanni come un peccatore? È proprio la sua condizione di innocente a permettergli di addossarsi le colpe e l’infedeltà dell’intera umanità. Presso questo fiume, che delimita il confine tra la terra della schiavitù e la Terra Promessa, avvengono due movimenti opposti. Da un lato, coloro che sono toccati dalla voce del Battista decidono di riversare nel Giordano i propri peccati per uscirne purificati, disponendo il cuore al cambiamento. Dall'altro, vi è il Messia che si immerge totalmente in queste acque, uscendone carico della miseria umana. Mentre i primi aprono un accesso verso la libertà, Gesù accetta di diventare la vittima sacrificale. Con questo atto, Egli pone la firma sulla sua futura immolazione: il Giordano contiene già il sacrificio del Golgota, perché su queste rive Gesù dà l’assenso al proprio dono supremo.
Benché senza macchia, Gesù si sente parte di un’umanità bisognosa e riceve quel battesimo per testimoniare pubblicamente che vuole orientare la sua vita totalmente verso il Padre. È il suo esempio a guidarci. Accogliendo in sé il peccato dell’uomo, Egli può finalmente bruciarlo con il fuoco del suo amore. Non si tratta, dunque, di essere battezzati semplicemente "da" Gesù, ma "in" Gesù. Il Figlio di Dio, infatti, si immergerà nella mia storia personale di peccato e solitudine per farsi realmente Emmanuele, il Dio-con-noi. Con questo gesto penitenziale, Egli redime non solo l'uomo, ma l’intera creazione, che ha subìto le conseguenze della colpa originale.
Giovanni, inviato da Dio, intuisce immediatamente la grandezza di colui che viene dopo di lui. Per il Battista era inconcepibile che il più forte si facesse battezzare dal più debole, o il Santo da chi ha bisogno di purificazione: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». La risposta di Gesù, tuttavia, ha un’importanza unica: è un implicito invito a Giovanni a continuare nella sua missione ed è, secondo Matteo, la prima scelta che Gesù fa nella sua vita. Nelle parole di Gesù a Giovanni risuona un “noi”, segno chiaro che parla di sé e di Giovanni. Dicendo «è necessario che noi compiamo ogni giustizia», che significa rendersi in tutto simile ai fratelli (Eb 2,17) cioè a noi. In queste parole si sente risuonare quella scelta che Egli fece “intrando nel mondo”: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà» (Eb 10,5.7). È l'esplicitazione di quel “sì” che il Figlio di Dio unì al "sì" di Maria, quando dopo il consenso assume in lei il suo essere umano. Se Maria visse il suo sì nel nascondimento di Nazaret, Gesù ora lo manifesta apertamente al mondo. Quanto sta per vivere dimostra la sua intima unione con il Padre.
Mentre il battesimo di Giovanni usava l’acqua come elemento naturale di purificazione, Cristo unisce l’acqua allo Spirito Santo e santificatore, redimendo l’uomo con il suo sangue. Battezzato nel nome della Trinità, l’uomo ritrova la somiglianza con Dio e si lascia guidare dallo Spirito, che appare come colomba. Questo simbolo richiama lo Spirito che al principio della creazione aleggiava sulle acque per trarre l’ordine dal caos (Gen 1,2). Il Battesimo di Gesù nell’abisso umano è quindi un nuovo atto creatore, un nuovo Esodo che ci conduce alla libertà dei figli di Dio.
Possiamo capire il nostro battesimo solo alla luce di quello di Gesù, perché noi partecipiamo della sua stessa storia. Le parole del Padre — «Questo è il Figlio mio, l’amato, in cui ho posto il mio compiacimento» — sono rivolte anche a ciascuno di noi. In Gesù, siamo diventati "figli nel Figlio". Oggi siamo chiamati a rivisitare la sorgente della nostra fede e a riconoscere che essa richiede di immergersi nelle acque della misericordia divina. Non si tratta di correggere solo i comportamenti esteriori, ma di guarire il cuore, che ne è la radice. Rivisitare il proprio battesimo è, in definitiva, l'occasione preziosa per interrogarci sulla verità della nostra adesione al Vangelo.






