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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Pregare senza stancarsi


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Lc 18, 1-8

Riflessione biblica

In questa pagina evangelica, il protagonista è il Regno di Dio e la sua prossima venuta: si prepara la resa dei conti. Tutti i discepoli e coloro che seguono Gesù hanno aspettative su di Lui; ora che Egli arriva a Gerusalemme, sembra giunto il tempo di realizzare questo Regno che finora è stato annunciato. Così l’attesa del Regno passa a occupare il centro di tutti i discorsi di Gesù. Si parla di preghiera, ma di una preghiera che invoca e desidera soprattutto l’avvento del Regno, la pienezza di giustizia che metterà a posto le cose. Questo era lo spirito dell’ultima fase della vita di Gesù, e Luca intende farci immedesimare con tale contesto per comprendere meglio i passaggi finali che precedono la passione; l’avvento del Regno diventa sempre più vicino, e Gesù, in questa circostanza, pronuncia un discorso escatologico, cioè parlerà degli ultimi tempi che hanno un doppio significato, gli ultimi tempi intesi come l’ultimo momento supremo della sua esistenza ma anche gli ultimi tempi in una proiezione escatologica.

Gesù si dirige verso Gerusalemme, simbolo del compimento del piano di salvezza. In questo passo si sottolinea la necessità di pregare in un certo modo, con un atteggiamento particolare; se non si prega in quella chiave, si rischia di stancarsi, scoraggiarsi o disperarsi. Gesù racconta questa parabola affinché, chiedendo, non si perda la speranza e la fiducia nella realizzazione di ciò che si chiede. 

La parola “vedova” indica genericamente una donna sola. La sua solitudine indica che non ha difese e non può far valere le sue esigenze, non si può pensare niente di più debole ai tempi di Gesù e in quel tipo di società. La vedova è una figura vulnerabile di fronte a un antagonista: un giudice corrotto che agisce solo per interesse e che non è mosso dalla giustizia. Non è tanto una questione di odio verso la vedova, quanto di indifferenza. Questo corrisponde a un modello di potere che potremmo ritrovare anche oggi, burocratico o sociale, capace di opprimere i poveri perché li ignora, perché non hanno voce. Al contrario, chi è ricco o influente può farsi sentire; il povero resta invisibile. È una dinamica simile a quella del ricco e di Lazzaro, qui però, la vedova non chiede solo un favore, ma ciò che le spetta per diritto. Il giudice non si muove per conversione, vince piuttosto l’insistenza tenace della donna. La sua energia costante lo costringe a cedere e a farle giustizia.

Se Gesù avesse pronunciato questa parabola senza l’introduzione sulla preghiera, potremmo interpretarla come un invito a non mollare; il debole non è privo di armi, perché può possedere una virtù potente, la fermezza dello spirito, la fede incrollabile, la capacità di credere fino in fondo. In realtà la forza della vedova sta nella ferma fiducia che il giudice le verrà incontro e che ciò che chiede è legittimo; è una virtù spirituale che anche chi è debole può coltivare. La tenacia nella fede diventa azione: durante la preghiera, non abbandonare la via della giustizia, persisti.

Un secondo significato della parabola è chiaro, il Regno di Dio non arriva immediatamente. La parusia, la manifestazione finale, è promessa, ma non si realizza subito. Nel frattempo, però, non bisogna restare passivi; non accettare ingiustizie, perseverare nel bene, agire per ottenere giustizia, pace, e cercare di cambiare il mondo. Non attendere che Dio faccia tutto: occorre partecipare con la propria responsabilità. Questo è il modo migliore di pregare e di attendere l’adempimento delle promesse divine, una fede che il Figlio dell’Uomo spera di trovare al suo ritorno: non solo qualcuno che crede e prega, ma qualcuno che non ha mollato, che è rimasto fedele fino alla fine.

Lampada ai miei passi

Guadalupe Pacheco

Saveriana messicana. Attualmente realizza il suo servizio come consigliera Generale, abita in Parma- Italia.

Riflessioni Bibliche