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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Davanti a Dio – due vie, un cuore


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Lc 18,9-14

Riflessione biblica

Due uomini si recano nel luogo della presenza di Dio, il Tempio: stesso viaggio, atteggiamento opposto. Si direbbe che uno dei due non sia mai uscito da se stesso, si sposta, ma si guarda allo specchio più che incontrare Qualcuno.

Il Vangelo ci dice che Gesù rivolge questa parabola a chi dall'alto della sua presunta giustizia, si autorizza a disprezzare-giudicare gli altri. Presentandoci il chiaroscuro di due tipi di preghiera, Gesù disperde la superbia che si annida anche nel nostro cuore e ci rovescia ogni trono di pretesa superiorità. Con quale dei due personaggi ci identifichiamo? Riconosciamoci nel fariseo, per rivolgerci a lui come il pubblicano.»

È la sua misericordia che è all'opera: "Chi si esalta sarà abbassato e chi si umilia sarà innalzato". La Parola ci ripropone, rovesciato, il tema due vie dell'antico testamento: la via della vita e il bene e quella della morte e il male (Dt 30,11-20), la via benedetta del giusto che confida nel Signore e quella maledetta dell'empio che confida nell'uomo (Sal. 1). Ma questa volta è il peccatore pubblico, che prega con umiltà e verità, a tornare a casa trasformato, perdonato. Invece il fariseo, che apparterrebbe al gruppo dei "giusti", esce dalla preghiera come ne è entrato. La sua preghiera è un rimirarsi e il suo compagno un oggetto di misura del suo ego.

Quando nella preghiera ci lasciamo incontrare dal Signore, ci lasciamo mettere in discussione dalla sua Parola, ne usciamo trasformati. La preghiera autentica, è quella che ci mette in verità davanti a Lui, senza maschere o giustificazioni, bisognosi e disponibili alla sua azione. Più umili e piccoli di quando siamo entrati.

Questa preghiera ci trasfigura, perché quando siamo veri e disarmati, poveri e peccatori davanti a Dio, lui non tarda ad agire. Cominciamo a guardare gli altri con occhi diversi, purificatii dalle lacrime, misericordiosi. La preghiera del pubblicano, è talmente semplice: riconosce la sua condizione di peccatore, manifesta pentimento e umiltà.

È la stessa che è stata ripresa dalla tradizione orientale con la giaculatoria "Signore Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore" ripetuta fino a diventare respiro e battito del cuore. La cosiddetta preghiera del "pellegrino russo", una scuola semplice ed efficace. Poche parole, vere e vivificanti, perché aprono la porta all'incontro, familiarità e intimità con Gesù e il cuore ai fratelli e al mondo.

Papa Francesco, Gaudete et exultate, 151-152: «è la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. [...] E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina. [...] Il “pellegrino russo”, che camminava in preghiera continua, racconta che quella preghiera non lo separava dalla realtà esterna: «Se mi capitava di incontrare qualcuno, tutte quelle persone senza distinzione mi parevano altrettanto amabili che se fossero state della mia famiglia. […] Non solo sentivo questa luce dentro la mia anima, ma anche il mondo esterno mi appariva bellissimo e incantevole.» 

Lampada ai miei passi

Elisa Lazzari

Missionaria saveriana, nata a Parma. Ha studiato Scienze Sociali con specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa. Dal 2014 vive all'est de la Repubblica Democratica del Congo. Da maggio 2022 fa parte della nuova comunità aperta nella Diocesi di Kongolo (provincia del Tanganyika) sul grande fiume Congo, nel villaggio di Keba. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Riflessioni Bibliche