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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Dare sapore, irradiare luce


Ascolta la Parola

“Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”

Mt 5,13-16

Riflessione biblica

Dopo aver proclamato le beatitudini, Gesù si rivolge ai discepoli, qualificandoli “sale della terra” e “luce del mondo”, sottolineando come il messaggio rivoluzionario delle beatitudini vada testimoniato con la propria vita, davanti a tutti. L’accento sul pronome di seconda persona -voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo -ha la funzione di coinvolgerci tutti, singoli e comunità, come testimoni del Regno. Voi siete è una definizione di ciò che il cristiano è già e deve manifestare, è un invito a vivere con pienezza e responsabilità. Ma va ricordato che è Gesù il sale della terra, sale che fa gustare il sapore buono della vita, è Gesù la luce vera, quella che illumina ogni uomo e i discepoli sono luce e sale solo in relazione a Lui.

1.Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.”

Il sale dà gusto, chi mangia si accorge subito se c’è o non c’è, inoltre serve per disinfettare, come medicinale antico alcuni alimenti sotto sale si conservano a lungo. L’immagine del sale evoca l’idea del sapore, il sale è simbolo di sapienza, intesa come capacità di gustare la vita avendo il senso di Dio. Con la metafora del sale Matteo sottolinea il ruolo indispensabile della testimonianza cristiana nel mondo. Gesù ci affida il compito di dare sapore alla vita, portare gioia e fraternità, non solo attraverso la fede personale ma nella concretezza delle azioni quotidiane. Proprio questa settimana, in occasione del giorno della memoria, ho conosciuto la storia del dott. Giovanni Borromeo che riuscì a salvare quasi cento ebrei destinati a Aushwitz, un esempio di come poter “salare la storia”. Primario dell’ospedale Fatebenefratelli a Roma, durante l’occupazione nazista nel 1943, con altri due medici, tenne lontano i nazisti dal reparto di malattie infettive, (dove aveva nascosto gli ebrei), con una menzogna medica, inventando il “morbo K”, una malattia altamente contagiosa. Purtroppo c’è la possibilità per noi cristiani di diventare insipidi, di essere una presenza insignificante adattandoci alla mentalità mondana e perdendo il sapore delle beatitudini evangeliche.

2. “Voi siete la luce del Mondo, non può restare nascosta una città che sta sopra il monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro. E cosi fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

La seconda metafora è costituita dalla luce, anch’essa come il sale rimanda alla vita, agli altri. La natura della luce non è di essere nascosta sotto un secchio, ma di illuminare. La luce serve affinché altri possano camminare spediti, evitare i pericoli, intraprendere la strada giusta. La città sul monte che splende nella notte, permette a chi viaggia di non perdersi. Quando si parla della città che splende si deve pensare come punto di riferimento né al singolo, né alla Chiesa ma al Regno di Dio. La luce è anche la Parola. Lampada ai miei passi è la tua Parola luce sul mio cammino Sl 118,105. Una parola che ci tocca come Famiglia saveriana è Charitas Christi urget nos 2 Cor 5,14 “L’amore di Cristo ci spinge” questa Parola è la luce che accende il nostro cuore, che illumina i nostri occhi e che orienta i nostri passi.

3. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

Matteo chiama opere buone/belle (ta kala erga) quelle azioni visibili che hanno una bontà effettiva attraverso le quali possiamo irradiare il bene. Sono opere di luce i gesti dei miti, di chi ha un cuore bambino, degli affamati di giustizia, dei mai arresi cercatori di pace, i gesti delle beatitudini, Siamo chiamati a far brillare la luce attraverso le nostre azioni, ad essere testimoni credibili. Papa Leone al Convegno “One Humanity One Planet” ha detto ai giovaniNon ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso …”

In questa V domenica ce lo ricorda anche il profeta Isaia: Se aprirai il tuo cuore all’affamato…allora brillerà fra le tenebre la tua luce” Is 58,10. La nostra luce splende nelle tenebre se dividiamo il nostro pane con chi ha fame, se sappiamo accogliere chi non ha nessuno, se copriamo coloro che sono rimasti nudi, senza dignità… se ci prendiamo cura dell’altro.

Non temere: Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita (Is 58,8) Occupati della terra e della città, e la tua luce sorgerà come un meriggio di sole.

Lampada ai miei passi

Rosanna Bucci

Missionaria Saveriana ha svolto la sua missione come infermiera nella R.D. Congo. Temporaneamente in Italia

Riflessioni Bibliche