
Ardenti di Vita Nuova
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
"Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".
Riflessione biblica
Nel cuore di Gesù c’è un grande desiderio, una passione. "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”. Non si tratta del fuoco che purifica o di quello che accompagna il castigo divino (cf. Lc 9,54), ma di un altro fuoco, quello che arde nel cuore di Geremia (Ger 20,9) e gli impedisce di rinnegare la missione che il Signore gli ha affidato, quello che alimenta lo zelo del profeta Elia (Sir 48,1), quello con cui il Signore si manifesta a Mosè (Es 3,2), un fuoco che arde senza distruggere; quello che fa bruciare il cuore dei due discepoli sulla via di Emmaus, mentre il Risorto cammina con loro; quello dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste. Questo è il fuoco che Gesù è venuto a portare: l’amore di Dio, una forza positiva che deve incendiare i cuori e rinnovare la terra. È il desiderio “ardente” di Gesù.
C’è però un battesimo nel quale Gesù sarà immerso e che angoscia il suo cuore finché non sia compiuto. Il fuoco che lo abita potrebbe essere spento/annientato in questa immersione. Gesù è cosciente che per restare fedele alla missione affidatagli dal Padre e accendere sulla terra il fuoco dello Spirito Santo deve passare attraverso il battesimo delle sofferenze. Sente avvicinarsi la passione che lo sommergerà; sa che le grandi acque della morte lo ingoieranno, che dovrà donarsi fino alla morte. Ma crede anche che solo così il fuoco dell’amore vincerà. L’incendio d’amore che deve divampare e allargarsi è legato al dono della sua vita, alla trasmissione del suo Spirito, al fruttificare della sua parola in noi, che crediamo nel suo nome, lievito di una nuova umanità.
Poi Gesù ci sorprende. In contrasto con il saluto che rivolge da risorto ai discepoli (“Pace a voi!” cioè pienezza di vita e salvezza), qui afferma: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”, intendendo la parola “pace” in un senso diverso: davanti alla persona e all’azione di Gesù siamo costretti a prendere posizione pro o contro e non abbiamo nessuna garanzia di vivere tranquilli, in armonia e unità con gli altri. Come Gesù, se viviamo da discepoli dobbiamo prepararci ad affrontare conflitti e solitudine. In quanto discepoli anche noi subiamo la nostra parte di prove. Non tutti saremo chiamati a dare la vita per il vangelo, ma tutti dobbiamo comprometterci per lui, anche tra amici e familiari.
Oggi più che al propagarsi del fuoco dell’amore, assistiamo al deflagrare del fuoco delle armi e dell’odio. Dovremmo essere molto più numerosi a coinvolgerci con la vita, a combattere per gli ideali del bene comune, della giustizia, per il vangelo. Parliamo di pace, ma la pace che cerchiamo di costruire è una pace finta perché non motivata dall’amore, ma dal tornaconto. Spesso ci accomodiamo alle situazioni critiche, pensando di non essere capaci di risolvere i problemi; facciamo fatica a dividerci dalla massa ed essere segni di contraddizione. “La vita invece è fatta di scelte, tentativi, sogni per cui lottare, sofferenze da affrontare, incomprensioni da digerire” (L.M. Epicoco). E la nostra società dei consumi e delle distrazioni rischia di alimentare un meccanismo che funziona da pompiere e spegne il fuoco che accenna ad accendersi in noi.
Signore, non lasciare morire in noi il fuoco che tu hai innescato! Davanti a tante situazioni di morte donaci il coraggio di reagire, anche a prezzo di divisioni. Facci comprendere che la cosa peggiore non è il rischio di divisioni, ma piuttosto le strategie che adottiamo per evitarle. Perché il male prospera nel silenzio, nell’indifferenza e nell’ipocrisia.
“Come Gesù, così anche noi siamo inviati a usare la nostra intelligenza non per venerare il tepore della cenere, ma per custodire il bruciore del fuoco (G. Mahler), siamo una manciata, un pugno di calore e di luce gettati in faccia alla terra, non per abbagliare, ma per illuminare e riscaldare quella porzione di mondo che è affidata alle nostre cure”. (Ermes Ronchi)
Esprit de lumière, Esprit créateur (canto in francese)
https://www.youtube.com/watch?v=H8vFcoTxezI&list=RDH8vFcoTxezI&start_radio=1






