
“Amico, avanza!” da Dio
Ascolta la Parola
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Riflessione biblica
Cammino lungo le strade, ascoltando il cuore. Mi sembra di intuire che anche qui continua a prepararsi il banchetto del Regno.
Ci sono, in questo banchetto, primi e ultimi divani. Divani piuttosto rovinati, altri semplicemente dimenticati perché lasciati nei posti apparentemente meno strategici; divani impolverati, poco frequentati e divani più difficili da raggiungere. Oppure, forse, sapientemente collocati per dover essere cercati e trovati.
Sono “i beni che non apprezziamo per la povertà dei loro vestiti”, come dice Innokentij Annenskij nella poesia Che cos’è la felicità? Dio sta qui.
Sì, c’è nelle strade un popolo grande che ha sete di Dio e Dio sta qui, nella sete del popolo seduto in quei divani che spesso “non apprezziamo per la povertà dei loro vestiti”.
Un pomeriggio, lungo corso Buenos Aires a Milano, camminavamo con due amici verso casa scambiando qualche parola. Senza la pretesa di grandi discorsi, ma con il desiderio di scambiarci vita.
"In questi anni, nel mondo del giornalismo, ho visto che la vanità è la più grande debolezza, quella che più spegne il cuore".
“La vanità, la vanagloria…intendi questo? Capisco bene?”
“Si. La grande debolezza dell’essere umano, che può far cadere chiunque e poi diventa il grande male…”.
“Amico, avanza!” da Dio
La pagina di Vangelo della XXII domenica del T.O (Lc 14,1.7-14) ci accompagna all’ultimo sabato dell’attività di Gesù, che Luca racconta.
Questo scritto appartiene a una sezione tutta centrata sull’invito a mensa (vv. 1-24): è la parabola dell’invitato, cui fa seguito quella dell’invitante (vv. 12-14), per riconoscerci alla fine tutti invitati da Colui che ha imbandito per noi un convito, gratuito, aperto a chi si riconosce peccatore e si lascia accogliere (vv. 15-24).
Le prime parole sono solenni, per certi versi insolite:
“E avvenne, mentre egli era venuto”. Si sottolinea che Gesù è già venuto e si dice che è venuto “nella casa di uno dei capi dei farisei un sabato per mangiare pane”.
Noi siamo ciò che mangiamo e mangiare di sabato significa entrare e partecipare alla vita di Dio, entrare nel regno del Padre di cui vivono i figli.
Luca apre il racconto presentando l’uomo. Quel “sceglievano i primi divani” sembra ricordarci come ciascuno di noi viva dello sguardo e della stima dell’altro. Se non sperimentiamo quella di Dio, però, rimaniamo senza peso e senza volto. Il cuore si indebolisce e, raffreddandosi nella paura per sé, si spegne.
Il lievito dei farisei – del fariseo che abita in ognuno! – è il protagonismo e da qui nasce l’attrazione per “i primi divani”. Gesù viene a portare invece un altro lievito, quello del Regno, che non è una norma o una furbizia tattica. Il Figlio fa tutto ciò che vede fare dal Padre e ci manifesta la sua opera, invitandoci a seguirlo. Egli ha scelto l’ultimo posto e i suoi amici siamo noi, quando osiamo fare altrettanto.
Da qui l’invito, forte come un comando, a non stenderci sul primo divano. Perché Dio non sta sul primo divano! Nessuno lo troverà là.
Lampada al cammino, passo dopo passo, la Parola ci orienta quindi a Dio, ci indica dove è il Padre e il Figlio. Obbedirla ci tiene nello Spirito per stare da Dio.
La Parola di questa domenica viene a dirci dove cercarlo. L’ultimo è il posto di Dio e il Vangelo lo ricorda a noi affinché possiamo incontrare il suo Volto. L’uomo e la donna che lo amano e lo seguono ascoltano la parola:
“va’ e gettati sull’ultimo posto”.
Cercare l’ultimo posto è dunque un’esigenza d’amore, perché è cercare l’amato. Ciò che im-porta è la vicinanza a Dio, che sta in mezzo a noi come colui che serve (Lc 22,25-27): dalla mangiatoia (2,7), al legno della croce (23,33), passando dall’ultimo posto (14,10).
Tuttavia, è bene ascoltare con attenzione la Parola e ruminarla senza confusione. “Gettarsi sull’ultimo posto” non significa affatto e in nessun modo soffocare i desideri e i doni che il Signore offre a ciascuno nel suo amore. Significa invece custodirli e investirli tutti nella direzione giusta, perché portino più frutto, unificati nel tesoro. Gettarsi sull’ultimo posto è quindi gettarsi in Dio, immergersi nella sua vita, amici.
Allora, innestati in Lui, ascolteremo la voce bella che ci chiama: “Amico, avanza più in alto”. Dio ama il nostro essere terra, umili, e ci porta nella sua amicizia. Innalzare gli ultimi, far balzare più in alto è dono supremo di Dio, offerto ai suoi amici.
Maria, Madre di Dio, vergine del silenzio e di misteriosa pace, in-segnaci la via!
“Gli oratori brillanti
come pesci son muti
per Te, Genitrice di Dio:
del tutto incapaci di dire
il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.
Ma noi che ammiriamo il mistero
cantiamo con fede:
Ave, sacrario d'eterna Sapienza,
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai retori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori,
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame,
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza,
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi,
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.
Ave, Vergine e Sposa!”
Inno Akathistos, 17






