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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Seguire Gesù: un amore che chiede tutto


Ascolta la Parola

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Lc 14, 25-33

Riflessione biblica

Gesù attirava molte persone: la sua missione, le sue parole, il suo modo di agire, tutto diventava occasione di grande attrazione verso di Lui.

Nel brano di questa domenica, una folla lo seguiva. A queste persone, Gesù presenta le condizioni per questo cammino: distacco, perseveranza, pianificazione, rinuncia, resilienza, disciplina, determinazione. In effetti, è ciò che le prime comunità cristiane sperimentarono lungo il loro discepolato. 

Ricordiamo che gli scritti di Luca erano rivolti a persone che non avevano grande familiarità con gli insegnamenti di Gesù. Parlare di un discepolato con tali condizioni era molto esigente per quei seguaci, che vivevano situazioni di grandi tensioni. Rinunciare a padre, madre, famiglia, cultura, e altro ancora, per amore di Gesù, era già una grande “morte” in vita.

Per illustrare tale adesione, Gesù racconta due storie: quella dell’uomo che iniziò a costruire una torre e non riuscì a terminarla; e quella del re che doveva andare in guerra. In entrambe le analogie sono necessari pianificazione, perseveranza, disciplina, rinuncia e determinazione. Sopra ogni cosa, un grande amore per la causa: il Progetto che Gesù ci porta.

Il Maestro sembra voler insegnare ai suoi ascoltatori la perseveranza, intesa come capacità di continuare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo. In questo modo, seguire Gesù significa tenere lo sguardo fisso su di Lui, mettendo in secondo piano persino la propria vita! Sicuramente i discepoli affrontarono grandi ostacoli e sofferenze in questa missione così esigente, che richiese fermezza di proposito e determinazione a non arrendersi, nonostante le difficoltà.

Una cosa è certa: Gesù non disse mai che sarebbe stato facile! Tuttavia, ci diede una certezza: non saremmo mai stati soli in questa strada di sequela. E come il mercante di perle preziose che, avendone trovata una, vendette tutto per possederla, così si attende da chi dice sì alla chiamata di Cristo.

Distaccarsi da ciò che ci è caro significa essere disposti ad abbandonare la nostra zona di comfort e persino la sicurezza della famiglia. Vale a dire, mantenere una prospettiva in cui la ricerca del Regno viene al primo posto.

Le analogie della costruzione di una torre e della guerra sottolineano la necessità di prudenza e determinazione. Pianificare attentamente con strategie concrete ed efficaci è pure esigenza del discepolato! È necessario valutare le sfide e i costi, ed essere disposti a pagare il prezzo.

Eppure, nonostante queste esigenze, dietro a Lui vi era una folla che lo seguiva. Che cosa affascinava tanto questa gente?

Seguire Gesù implica portare la propria croce (Lc 14,27). Significa accettare sofferenze e difficoltà per Lui e per il suo Regno, assumendo le conseguenze di tale adesione. Significa anche partecipare alla sua missione, lottando per la giustizia e la liberazione degli oppressi e dei più vulnerabili.

Questo testo così esigente del Vangelo di Luca è un invito ad andare oltre una semplice adesione, per arrivare in profondità e offrire il nostro meglio in questo discepolato: dare a Gesù il nostro tutto, senza riserve, senza distrazioni, senza attaccamenti, con lo sguardo fisso su di Lui, lasciandoci condurre dove Egli desidera portarci. Eccomi, manda me, Gesù!

Lampada ai miei passi

Elisabeth Miguel Espinhara

Saveriana brasiliana. Ha studiato Scienze Religiose presso la Pontificia Università Cattolica di Curitiba. Ha trascorso tre anni a Roma, studiando alla Pontificia Università Salesiana, Pastorale Giovanile con specializzazione in Catechesi ed Evangelizzazione.  In 2005 va in Parigi a studiare la lingua francese. È stata 8 anni in Ciad nella comunità di Koumi com i Massa. Tornata in Brasile, a San Paolo ha svolto diverse attività: animazione e coordinamento dell'iniziazione alla vita cristiana. Attualmente vive nella comunità di Londrina, Paranà

Riflessioni Bibliche