Verina Passani
Giovedì 16 aprile 2026, verso le h. 10.00, la nostra sorella Verina Passani è deceduta presso l’Ospedale Maggiore di Parma, dove era ricoverata da qualche giorno. Aveva 88 anni. Verina nasce a Vigatto – Parma il 24 giugno 1937, da papà Luigi e Rosa Caselli, prima di tre figlie.
Il 19 ottobre 1959 entra nella nostra Famiglia missionaria a Posillipo – NA. In un’intervista su come fosse nata la sua vocazione, Verina si esprimeva così: “Non saprei con precisione. So una cosa sola: che Dio è molto “seccante” e, nonostante il mio desiderio di sfuggirgli, ha condotto le cose in modo tale che ho dovuto dire di sì. Anche quella mattina pensavo di rivolgere a Gesù Eucaristico nella comunione la solita domanda: che vuoi che io faccia? Non ne ebbi il tempo, perché avvertii dentro di me la certezza che dovevo essere missionaria e che la forza per seguire questa vocazione mi sarebbe venuta da Dio”.
Il 2 luglio 1963 Verina emette la prima professione religiosa nella cappella dell’Istituto Saveriano Missioni Estere (ISME) a Parma. Per tre anni è poi responsabile della sartoria nella nostra Casa Madre e per un anno vicedirettrice della comunità; in questo periodo frequenta anche un Corso di taglio e cucito presso l’Accademia “Morini”, a Parma.
Nel 1967, dopo due mesi a Londra per lo studio della lingua inglese, viene assegnata alla nostra comunità presso l’ISME a Parma; vi rimane cinque anni, come direttrice di comunità e addetta alla cucina e al guardaroba. Il 2 luglio 1969 emette la professione perpetua.In questo periodo trascorre anche due mesi a Parigi per lo studio della lingua francese.
Nel corso del II Capitolo generale (1972) è eletta Consigliera generale; si occuperà in particolare del settore economia. In quegli anni visita alcune nostre Circoscrizioni: Brasile (1974), Stati Uniti e Messico (1977).
Terminato il suo incarico, dopo alcuni mesi di aggiornamento a Parma, presso l’Istituto Teologico Saveriano, e di servizio presso la nostra Casa di Riposo a Ceggia - VE, il 9 marzo 1980, Verina parte per la missione degli Stati Uniti. Dopo due anni di attività apostolica e di servizio come economa della casa a Worcester, in novembre 1982 viene destinata a una nuova missione: il Messico. Trascorre alcuni mesi a Guadalajara per lo studio della lingua spagnola; viene poi assegnata alla comunità di Santa Cruz, tra le popolazioni indigene. È la missione che ha sempre sognato: una presenza semplice, tra i poveri. Purtroppo, dopo pochi mesi deve rientrare in Italia per motivi di salute.
Dal 1983 al 1998, Verina è in Casa Madre, dove svolge vari servizi: prima come autista, poi come addetta all’economato della casa, infine in portineria. Ottiene anche la Licenza Media.
Nel 1998 è in famiglia, per l’aggravarsi delle condizioni di salute della mamma. Essendo vicina, ogni pomeriggio, appena possibile, si reca in bicicletta in Casa Madre per aiutare qualche ora in portineria.
Alla morte della mamma, nel 2004, Verina ritorna definitivamente in Casa Madre. Per circa 20 anni, finché la salute glielo permette, presta servizio in portineria e anche come aiuto in sartoria. La portineria, in particolare, diventa il suo ambito di apostolato, soprattutto dopo che il muoversi fisicamente le diventa difficile. Gentile e attenta riceve con piacere le persone; presta ascolto e attenzione a tutti, in particolare alle “sue” ragazze del Pozzo di Sicar, che ogni tanto vengono a cercarla e a parlare con lei.
Per il peggiorare delle sue condizioni fisiche, Verina negli ultimi due anni viene trasferita al piano delle sorelle ammalate, curata amorevolmente dalle sorelle e dal personale di assistenza. Verso tutte manifesta una grande gratitudine e condivide, fin che può, le sue battute scherzose. Il sopravvenire di una crisi respiratoria grave ne rende necessario il ricovero ospedaliero; purtroppo stavolta non ce la fa a superarla.
Verina era una persona solare, allegra, scherzosa, sorridente, di grandi vedute. Trasmetteva una forza di bene che portava tante persone a cercarla e ad averla amica e confidente. Non faceva pesare quella malinconia interiore con cui ha convissuto e che condivideva solo con chi le era più vicino.
Era sobria, servizievole, accogliente verso tutti. La sua sensibilità era rivolta in particolare ai poveri e agli ultimi. Avrebbe voluto vivere con loro e come loro e forse avrebbe desiderato anche un maggiore coraggio, delle scelte più radicali nei loro confronti da parte della nostra Famiglia missionaria.
Era legata ai suoi familiari e a Parma, la sua città. Seguiva con interesse e passione eventi culturali e religiosi. Partecipava a iniziative ecumeniche e di dialogo interreligioso. Per anni ha frequentato l’Associazione Pozzo di Sicar per l’accoglienza di giovani donne immigrate. Era una presenza propositiva e positiva.
Amava pregare non solo in Chiesa, ma anche per strada, in bicicletta o mentre camminava. L’ultima sera in ospedale, ha seguito con attenzione la preghiera dei Vespri. Muoveva la bocca, quasi volendo ripetere le parole dei Salmi 61 e 66 che sembravano scritte proprio per lei: “Solo in Dio riposa l’anima mia… da Lui la mia speranza… Lui solo è mia rupe e mia salvezza.” (Ps 61); “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto.” (Ps 66).
Riposa in Dio, cara Verina, Lui, tua rupe e tua salvezza. Il Suo volto risplenda ora su di te. In Lui godi la Pace vera e ricordati di noi nella tua preghiera. Grazie di esserci stata sorella e di aver reso più bella la nostra vita e quella di tanti.






