Assunta (Tina) Montefusco
Sabato 29 novembre, alle 9 del mattino, in Casa madre, all’età di 90 anni, ci ha lasciate Tina Montefusco. Da alcuni giorni le sue condizioni si erano aggravate e la ripresa che aveva manifestato non è stata duratura.
Assunta, per tutti Tina, era nata a Napoli nel gennaio 1935, quinta di sei figli: tre fratelli e tre sorelle. Il papà era ferroviere, la mamma casalinga. Ha fatto in tempo a conoscere i drammi della guerra, assistendo all’età di dieci anni all’uccisione del padre appena uscito di casa.
Nella giovinezza partecipò per sei anni all’Azione Cattolica della sua parrocchia. Raggiunto il diploma di maestra elementare, il desiderio della vita missionaria la spinse, mentre era ancora in famiglia, a frequentare il Corso di Infermiera professionale.
Dopo pochi mesi di servizio infermieristico presso un ospedale della città, nell’ottobre 1962, a ventisette anni, Tina entra in Congregazione e il 2 luglio di quattro anni dopo fa la sua prima professione a Parma. Dopo alcuni mesi trascorsi nella comunità presso la Casa di cura tenuta dai Missionari Saveriani a Posillipo, Tina viene destinata al Burundi.
Frequenta il corso di leprologia in Spagna; successivamente va a Parigi a studiare la lingua e poi ad Anversa per il corso di malattie tropicali. Nel novembre 1969 arriva a Bujumbura e raggiunge Bururi.
Dopo l’apprendimento della lingua, lavora nell’ospedale della cittadina, occupandosi soprattutto del reparto per bambini e le loro mamme. Amava molto questo servizio e parlava dei bimbi come i suoi “piccirilli”. La sofferenza della guerra segnerà ancora la sua vita, in particolare nel 1972, quando i massacri insanguinarono il Paese.
In quell’anno, a Bururi, Tina fa la sua professione perpetua. Rimane in Burundi fino al 1983. Poi torna in Italia e per alcuni mesi assiste la mamma ammalata.
Dopo un anno di aggiornamento teologico/pastorale all’Urbaniana, nel settembre 1995 Tina raggiunge la comunità di sorelle presso la Casa madre dei Saveriani e vi rimane sei anni, lavorando nella cucina. Svolgerà in seguito questo servizio per sei anni anche nella nostra Casa madre, per poi tornare, dopo un periodo di aggiornamento, nella comunità presso i Saveriani.
Tina era amata dai Missionari per la sua semplicità e per le buone pizze che preparava, secondo la tradizione delle sue origini. La sua passione per il calcio, e particolarmente per il Napoli, era nota e per un suo compleanno essi le offrirono un abbonamento ai programmi televisivi che le permetteva di seguire le partite. Del resto le seguiva la domenica pomeriggio anche in Burundi, con la sua radiolina a onde corte: era il suo svago. Tina resterà presso la Casa madre dei Saveriani per altri vent’anni, fino alla chiusura della comunità, nel 2018.
Poi torna nella nostra Casa madre. Due anni dopo, la salute si fa precaria. Pur con crescente difficoltà di movimento, Tina partecipa alla vita comune delle sorelle ammalate e legge sempre volentieri.
Tina è stata una sorella di poche parole, essenziale, concreta. Era fedele alle sue pratiche di pietà. Amava molto leggere – abitudine appresa in famiglia –, dai romanzi a libri impegnati; seguiva le notizie e le pagine sportive dei quotidiani. Si esprimeva con competenza su vari temi. Durante la prima formazione diceva che aspirava al giornalismo. Anche il disegno e la pittura erano sogni nel cassetto, sacrificati per obbedienza alle richieste fattele dalle responsabili, assunte con la pace di chi ha fatto della sua vita una consegna definitiva.
Le sofferenze incontrate hanno probabilmente segnato fino alla fine la sua vita, lasciandole un senso di timore. Il Signore conosce quanto ha portato lungo tutti i suoi anni e l’avrà ora colmata della pace di cui aveva sete.
Grazie, Tina, della tua presenza e del tuo servizio nella nostra Famiglia e della tua testimonianza di come, pur con le nostre ferite, la nostra vita può farsi un dono senza calcoli.




