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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Vide e credette: l'aurora di una speranza per il Messico!


Ascolta la Parola

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Gv 20,1-9

Riflessione biblica

All’alba del primo giorno della settimana, quando ancora l’oscurità sembrava avere l’ultima parola, il Vangelo secondo san Giovanni (20,1-9) ci introduce nell’evento decisivo della storia: il sepolcro è vuoto. Maria Maddalena corre, Pietro entra, il discepolo amato contempla… e crede. Questo breve ma denso racconto non narra solo l’inizio della fede pasquale, ma traccia il cammino di ogni autentica esperienza cristiana: cercare nella notte, perseverare nell’incertezza e, infine, aprirsi alla luce della fede.

La Pasqua del Signore non è un ricordo devoto né una metafora spirituale; è l’irruzione della vita nuova nel cuore di una storia ferita. In questo senso, il messaggio pasquale risuona oggi con particolare forza nella realtà del Messico, segnata da profonde ombre: una violenza che lacera intere comunità, disuguaglianze che gridano al cielo, famiglie frammentate, giovani che cercano senso in mezzo alla confusione. Come Maria Maddalena, anche il nostro popolo cammina spesso “quando è ancora buio”.

Tuttavia, la grandezza della fede cristiana sta nel non assolutizzare l’oscurità. Il sepolcro vuoto annuncia che la morte non ha l’ultima parola. La pietra è stata rimossa. Dio ha agito. E questa certezza non può restare rinchiusa nell’ambito dell’intimo o del devozionale; esige di essere proclamata, incarnata e vissuta con rinnovato ardore missionario.

Il dinamismo del Vangelo è chiaro: correre, entrare, vedere e credere. Anzitutto, correre: la Chiesa è chiamata a non restare immobile di fronte alle sfide attuali. Non è tempo di ripiegamenti né di nostalgie, ma di una uscita decisa verso le periferie esistenziali, là dove il dolore umano chiede consolazione e speranza. In secondo luogo, entrare: non basta osservare la realtà dall’esterno; è necessario coinvolgersi, toccare le ferite, condividere la vita dei più bisognosi. Solo così l’annuncio cristiano acquista credibilità. In terzo luogo, vedere: imparare a discernere i segni di vita che, anche in mezzo alla morte, Dio continua a seminare nella storia. E infine, credere: compiere il salto della fede che trasforma lo sguardo e rende il discepolo testimone.

Il discepolo amato “vide e credette” senza aver ancora visto il Risorto. Questo dettaglio è profondamente significativo per il nostro tempo, segnato dallo scetticismo. La fede pasquale non si impone per evidenza, ma nasce da un cuore che ama e si lascia illuminare dalla Parola. Da qui l’urgenza di formare comunità cristiane solide, radicate nella Sacra Scrittura, alimentate dai sacramenti e impegnate nella trasformazione della società.

Il Messico ha bisogno di testimoni della Risurrezione. Uomini e donne capaci di annunciare, con la loro vita, che Cristo vive: nel perdono che ricostruisce le famiglie, nella solidarietà che ridona dignità al povero, nella speranza che sostiene chi soffre. La Pasqua ci ricorda che ogni gesto di amore, ogni atto di giustizia, ogni parola di verità partecipa già della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

Ancora oggi, come nei primi giorni, non comprendiamo tutto. La fede è un cammino, una luce che si apre progressivamente. Proprio per questo, siamo chiamati a camminare insieme, come Chiesa, sostenendoci gli uni gli altri e lasciandoci guidare dallo Spirito del Risorto.

In quest’ora decisiva per la nostra nazione, la Pasqua si presenta non solo come una celebrazione liturgica, ma come un programma di vita e di missione. Il sepolcro vuoto ci invia. La vita ha vinto. E il mondo, anche il nostro Messico, attende testimoni credibili di questa verità.

Perché, in definitiva, credere nella Risurrezione significa impegnarsi a vivere da risorti.

P. José Luis Vega López sx

Lampada ai miei passi

José Luis Vega López

El José Luis Vega López es un misionero xaveriano que realizó sus estudios de teología en África. Ha vivido la experiencia misionera en Sierra Leona, lo que ha marcado profundamente su visión pastoral. Actualmente presta su servicio en Guadalajara, Jalisco, especialmente en el ámbito de la comunicación, donde dirige la revista de los misioneros xaverianos, contribuyendo a la animación misionera a través de la reflexión y la difusión del Evangelio.

Riflessioni Bibliche