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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Un Amore che trasforma


Ascolta la Parola

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

Gv 14,15-21

Riflessione biblica

Teniamo presente che siamo ancora nel “discorso di addio” dell’ultima cena. Gesù aiuta i discepoli a comprendere il vero significato del suo “andare al Padre” e li consola in questo momento di separazione. Si tratta di un’uscita da sé stessi per aderire alla volontà del Padre. Così anche i discepoli sono invitati a vivere la loro Pasqua come Gesù. Tuttavia, questo nuovo esodo non è di tipo territoriale, ma di natura spirituale e si concretizza in un atteggiamento di obbedienza: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (v.15).

CHI AMA OBBEDISCE

Il Vangelo ci invita a riflettere sul nostro modo di amare Gesù, poiché l’amore non è un sentimento, ma una vita coerente e fedele alla sua Parola. L’amore è una persona, è Dio stesso, è lo Spirito Santo che unisce il Figlio al Padre e che è stato riversato nei nostri cuori, come afferma San Paolo (cf. Rm 5,5).

Per questo è importante non dimenticare il contesto dell’ultima cena: il tradimento di Giuda, l’addio e l’annuncio delle tre negazioni di Pietro (13,1-13). Riconosciamo che l’amore è ferito dai nostri rifiuti e dalle nostre avarizie. Siamo vittime del nostro egoismo, pecchiamo contro Dio e contro i fratelli. Quante volte facciamo calcoli e poniamo misure nel nostro “modo di amare”. Eppure, solo l’amore nella sua totale gratuità è vincitore. Solo chi ama vive veramente. Chi non ama rimane nella morte.

Nella nostra quotidianità non abbiamo sempre motivi di gioia e, a volte, nelle contrarietà della vita, diventa difficile trovare una ragione per amare. Perché questo accada è necessario guardare con il cuore rivolto a Cristo, che continua a ripeterci: “Se mi amate…”. Con Gesù tutto è possibile.

Vivere l’esperienza della Pasqua significa riscoprire ogni giorno che siamo chiamati all’amore e alla comunione. Amare è sperimentare la vita nuova in Cristo e lasciarsi sorprendere e accogliere da questo amore; in fondo, amare è lasciarsi trasformare.

UN ALTRO PARACLITO

Come abbiamo già accennato, è importante comprendere il significato della parola “Paraclito” nel contesto dell’ultima cena e dell’addio di Gesù. La sua radice deriva dal verbo “chiamare”, “esortare”, “avvertire”, “consolare”, ed esprime l’idea di parlare, incoraggiare e influire positivamente. In questo senso, la parola Paraclito significa “colui che è chiamato in aiuto”, “l’ausiliatore”.

Questo aiuto si comprende meglio nel Vangelo di Giovanni quando si afferma che: lo Spirito insegnerà ogni cosa (14,26), renderà testimonianza a Gesù (15,26), convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio (16,8). Da qui nasce la domanda: perché Gesù parla di “un altro” Paraclito?

Osserviamo che nei capitoli precedenti al capitolo 14, Gesù viene presentato come colui che aiuta le persone (il paralitico, il figlio del funzionario reale, i samaritani, la donna adultera, il cieco nato…). Gesù è stato il primo “Ausiliatore” e così lo presenta anche la prima lettera di San Giovanni (2,1). E ora che Gesù deve partire, sarà necessario un “ALTRO” che aiuti e accompagni i discepoli.

“NON VI LASCERÒ ORFANI”

Gesù lascia ai discepoli “L’ALTRO” Ausiliatore. Colui che li aiuterà a non perdere la memoria dell’incontro con il Risorto, a continuare ad imparare, a discernere tra il bene e il male e infine ad essere suoi veri testimoni.

“Non vi lascerò orfani”. Queste parole di Gesù risuonano come una melodia in risposta al nostro bisogno di consolazione e di forza, quando sperimentiamo paure, rifiuti e scoraggiamenti. È Gesù che “sostiene la nostra speranza e rinnova la fiducia quando tutto sembra crollare”.

Gesù conclude il suo discorso con la stessa idea del versetto 15: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama veramente” (v.21).

UNA CONSEGNA TOTALE

Infine, non possiamo dimenticare che oggi commemoriamo la festa della mamma. Un giorno per celebrare colei che ci ha donato la vita e ci ama in modo straordinario. Donna che per amore si dona totalmente e si lascia trasformare. Con il suo corpo, il suo tempo, i suoi gusti.

Essere madre significa essere donna della consegna totale. Donna che si prende cura, aiuta a crescere e con la sua vita insegna il grande miracolo dell’amore. A tutte loro offriamo il nostro sincero ringraziamento e chiediamo a Dio di benedirle. Che nessuna donna sia vittima della violenza e dell’indifferenza!

Maria, Madre di misericordia, guarda con tenerezza tutte le madri!

Lampada ai miei passi

Neusarina Caravelas Furtado
Es una misionera xaveriana Brasileña. Estuvo de misión en Chad y un periodo en Italia. En su formación académica adquiere una Licencia en Teología, un diplomado en Ciencias Religiosas y Bíblico Teológico. Actualmente, realiza su misión en Mazatlan

Riflessioni Bibliche