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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Togliere la pietra e venire alla luce


Ascolta la Parola

Io sono la risurrezione e la vita

Gv 11,1-45

Riflessione biblica

Il racconto della morte e risurrezione di Lazzaro, narrato nel Vangelo di Giovanni, non è solo il settimo segno che manifesta la gloria di Dio, ma rappresenta un vero e proprio itinerario missionario che interpella la Chiesa di ogni tempo.

Ambientato a Betania (che significa “casa della sofferenza”), l'episodio mostra Lazzaro, personaggio storico e caro amico di Gesù, come l'icona di ogni persona amata da Dio che sperimenta la fragilità della malattia e della morte.

Un primo aspetto missionario emerge nel dialogo tra Gesù e i suoi discepoli riguardo al ritorno in Giudea. Nonostante il pericolo di lapidazione, Gesù insiste sulla necessità di camminare finché ci sono “dodici ore nel giorno”. Questa immagine richiama direttamente la natura della missione: quando Dio affida un compito, chi vi cammina ha la luce e non inciampa. La missione è dunque legata a una “opportunità” temporale e divina; uscire dalla propria missione significa perdere la grazia e l’assistenza che Dio garantisce a chi opera nel Suo nome.

Gesù non interviene subito nella malattia di Lazzaro. Forse vuole dare a intendere ai discepoli, come a noi, che la sua missione non è semplicemente risolvere “questioni” biologiche attraverso dei miracoli, ma affrontare alla radice l'enigma della morte per manifestare una vita nuova secondo il progetto e i tempi del Padre. Gesù agisce e ridà vita proprio a Lazzaro, perché è giunto il momento: è l’ora e l’occasione giusta per innescare coscientemente tutto il meccanismo di morte che questo segno provocherà contro di lui. È la goccia che fa traboccare il vaso, l’azione che provoca la decisione del sinedrio di condannare a morte Gesù (Gv 11,51-53).

La dinamica tra le sorelle Marta e Maria e la comunità circostante rivela il processo di evangelizzazione. Marta, dopo aver professato la sua fede in Cristo, diventa lei stessa missionaria verso la sorella, chiamandola in segreto: “Il Maestro è qui e ti chiama” (Gv 11,28). Questo passaggio - incontrare, sperimentare, condividere e condurre altri a Gesù - è il cuore pulsante dell'annuncio cristiano. Le due donne creano uno spazio di contatto tra Gesù e i suoi avversari (i Giudei venuti a consolarle), trasformando una situazione di lutto in un'occasione, che non pare andata a buon fine, di incontro con la Vita.

Un altro aspetto missionario fondamentale risiede nel comando di Gesù: “Togliete la pietra!” (Gv 11,39). Sebbene solo Dio possa risuscitare i morti, Egli chiede la collaborazione della comunità per rimuovere gli ostacoli che impediscono alla Sua voce di raggiungere chi è prigioniero del sepolcro. Questo compito è affidato a noi: togliere le pietre del pregiudizio, dell'ipocrisia o della rassegnazione. Per farlo occorre superare il giudizio maleodorante, spesso manifestato in forma di rifiuto basato sulla sgradevolezza dell'altro. Marta avverte Gesù che Lazzaro “manda già cattivo odore” (Gv 11,39). Questa affermazione riflette la nostra tendenza a credere che certe situazioni o persone siano troppo “putrefatte” o compromesse per essere amate. Rimuovere la pietra significa smettere di nascondere o giudicare la povertà e il peccato - sia nostri che degli altri - sotto il “tappeto esistenziale”. La missione richiede di credere che Dio viene a cercarci proprio lì dove siamo meno presentabili, amando il “cadavere interiore” e non le nostre maschere di perfezione.

Inoltre, rimuovere la pietra significa abbandonare il “sepolcro del lamento” e della commiserazione. Maria, inizialmente immobile in casa nel suo dolore, deve alzarsi e uscire per incontrare il Maestro che la chiama. La missione ci sfida a non restare seduti nelle nostre convinzioni o nelle nostre sofferenze, ma a diventare mediazioni di speranza per gli altri, aiutandoli a sciogliersi dalle bende che ancora li legano.

A noi spetta togliere la pietra, affinché Dio possa risuscitare la comunità; una comunità che non accetta questo sforzo è destinata a rimanere senza vita. Allo stesso modo, dopo il miracolo, Gesù dice: “Scioglietelo e lasciatelo andare” (Gv 11,44), indicando che la missione continua nel servizio della liberazione reciproca dai legami della morte e del peccato.

Infine la risurrezione di Lazzaro è un annuncio di vita eterna che inizia già nel presente. La Chiesa ha la responsabilità di soffiare via la polvere da questa speranza, rendendola percepibile oggi. In un mondo segnato dalla “globalizzazione dell’indifferenza” (come ripeteva spesso papa Francesco), la missione consiste nel testimoniare che tutto ciò che è vissuto nell'amore non muore, ma risorge. L’annuncio missionario non vuole incutere timore, ma offrire una liberazione definitiva dalla schiavitù della paura della morte, che blocca ogni slancio vitale, rendendo le persone vulnerabili al male e alla tristezza. Cristo chiama l'umanità a uscire da questo pessimismo frutto di tanta violenza, terrorismo e conflitti, per riscoprire una gloria che supera le sofferenze del tempo presente.

In conclusione, la vicenda di Lazzaro ci insegna che la missione non è solo un'attività esterna, ma una risposta alla chiamata di Gesù a “venire fuori” dalle nostre tombe esistenziali. È un invito a uscire dall'immobilità del lamento per diventare mediatori di speranza per gli altri, certi che, come promesso da Ezechiele (Ez 37,14) e confermato da Paolo (Rm 8,9), lo Spirito di Dio abita in noi per farci rivivere e ricondurci alla vera terra della promessa.

Lampada ai miei passi

Elena Conforto

Originaria di Bovisio Masciago (Milano) è missionaria saveriana dal 1999. Ha svolto la sua missione in Brasile dal 2003 al 2014, a Morro Doce (San Paolo) e a Londrina, dove ha lavorato in parrocchie di periferia, in particolare nella pastorale giovanile, con i movimenti sociali e nell’Animazione Missionaria e Vocazionale.

Ha conseguito in Italia il Diploma di Assistente Sociale all’Università Cattolica di Milano, il Magistero in Scienze Religiose con indirizzo biblico alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, mentre a San Paolo del Brasile ha frequentato la Scuola per Formatori e inoltre ha ottenuto il Master in Pastorale Giovanile presso l’Università Salesiana. Attualmente è a Parma come Consigliera generale.

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