
Rugiada infuocata
Ascolta la Parola
Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi
Riflessione biblica
C’è un oltre verso il quale la Parola di oggi, Solennità di Pentecoste, ci sospinge e nel quale ogni parola sembra insufficiente.
Il protagonista che sigilla i cinquanta giorni della memoria pasquale è lo Spirito: misterioso soffio di cui la Liturgia dona di intuire la presenza, gustare la forza e la dolcezza, contemplare luce e calore.
Possiamo entrare nel mistero di questo giorno meditando alcune parole del kanon per la Pentecoste attribuito a Giovanni Damasceno per presentare l’avvenimento narrato in Atti 2, e cantato dalla Chiesa, nei secoli, per celebrare la solennità di oggi.
Ode I
[…]
La bocca pura e venerabile disse non ci sarà assenza per voi amici
poiché del Padre verserò la grazia abbondante dello Spirito per coloro che desiderano risplendere.
Avendo varcato il limite, il Verbo assolutamente veritiero rende sereno il cuore. Infatti Cristo avendo compiuto l’opera rallegrò gli amici donando lo Spirito con un soffio violento e con lingue di fuoco come aveva promesso.
Ode V
Avete ricevuto la rugiada infuocata dello Spirito figli della Chiesa resi luminosi
ora da Sion infatti uscì una legge,
la grazia dello Spirito in forma di lingue di fuoco.

La comunità convocata in preghiera rivive l’avvenimento narrato in Atti 2 e celebra, in canto, con la consapevolezza che la Chiesa della Pentecoste è la continuazione della storia di Israele. È l’esperienza di chi è portato dalla vita donata dallo Spirito e ne diventa, a sua volta, portatore manifestando l’opera di Dio tra le vicende della storia, del mondo.
Gesù Risorto ha compiuto fino in fondo la sua missione ed è asceso al cielo sottraendosi al mondo, ma donando la sua presenza attraverso lo Spirito. «Avendo varcato il limite, il Verbo rende sereno il cuore. Infatti Cristo avendo compiuto l’opera rallegrò gli amici donando lo Spirito con un soffio violento e con lingue di fuoco come aveva promesso» (ode I,3)
Gli apostoli e i discepoli riuniti nel cenacolo insieme a Maria non sono orfani, non possono sentirsi soli perché ricevono il Paraclito. Ciò che il Maestro amato aveva detto e fatto in mezzo a loro appare ora più chiaro e inizia la Chiesa, vita nuova salda nella certezza di appartenere a Dio, in Cristo.
Ogni parola sembra insufficiente quando si prova a parlare dello Spirito, respiro innamorato dell’umanità che viene a destare alla vita e allo stupore, e a permetterci di amare.
Si apre oggi il tempo dopo la Pentecoste: lo Spirito Santo è sempre presente e noi viviamo in Lui. Ci comandi nella stanza alta, là dove riceviamo occhi nuovi che vedono oltre. La Vita è sempre più grande dei nostri schemi mentali e anche dell’esperienza che ne abbiamo fatto finora. Se il nostro sguardo non buca la superficie e impigrisce ottuso sulla soglia delle cose, rimane povero e annoiato, rischiando di perdere di vista il banchetto che ci invita, tutti.
Ode IX
Salve Signora, gloria di maternità verginale.
ogni bocca infatti loquace e feconda
benché eloquente non è capace di cantarti degnamente.
Ma ogni mente è colta da vertigine a comprendere il tuo parto.
Perciò in coro ti glorifichiamo.
Maria,
Tempio dello Spirito Santo, colmaci di stupore
donaci cuore e occhi puri per scegliere la Vita.






