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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La Speranza attraverso la bellezza

Antonella Del Grosso
1059
17 Gennaio 2025

La “Crocifissione bianca” di Chagall, anziché essere dipinta nel 1938, sembra dipinta nel 2025. Per questo è un inizio provocatorio per l’anno giubilare, ed è simbolo di speranza, in un mondo che in questo momento appare particolarmente tormentato dalle guerre e dalla imbarazzante incapacità umana di preservare la pace. Dal mese di gennaio è esposta al pubblico, per la prima volta a Roma, a Palazzo Cipolla, un dipinto potente che grida contro gli orrori del mondo e mostra al contempo la via della mansuetudine e dell'amore come chiave di salvezza (cfr. vatican news Maria Milvia Morciano)

Marc Chagall è un pittore russo, d'origine ebraica, che ha vissuto in Francia, e porta in sé l’incrocio di tre grandi culture. I suoi dipinti sembrano prescindere da ogni legge naturale di prospettiva e di statica, e rappresentano un mondo senza peso, onirico, malinconico, anche quando tratta temi gioiosi. Quel dolore di sottofondo è però sempre aperto alla speranza. È il caso della “Crocifissione bianca”, dove il grigio dominante che racconta gli orrori del Novecento è attraversato da un fascio di luce bianca. Egli la dipinse subito dopo quella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938, chiamata “Notte dei cristalli”, episodio saliente e programmatico della escalation di terrore e violenza nazista antisemita. Non è l’unica crocifissione di questo artista: lui, ebreo, sceglie un emblema della religione cristiana, il Crocifisso, come un simbolo universale

In quest’opera Cristo è posto al centro, e in quell’uomo innocente condannato ingiustamente, confluiscono tutte le persecuzioni subite dal popolo ebraico e dagli altri popoli. Da Lui esplode una ferma denuncia contro le violenze del mondo, ma è un’esplosione di luce, che avvolge e illumina quella croce, dove la vita e la morte si scontrano, si incontrano, e diventano eternità. Chagall sceglie un simbolo cristiano per affermare che un incontro vero è possibile, tra religioni, popoli e culture, che le diverse identità possono sposarsi (quella luce sembra quasi un velo nuziale), e che lo scontro può portare all’incontro solo in un cuore pacificato: “noi siamo tutti una guerra irrisolta e questo è il motivo per cui la facciamo continuamente. Solo la pacificazione del cuore ci permette la pacificazione del mondo” (cfr. vatican news Maria Milvia Morciano).

Cristo in croce è circondato da figure che rappresentano l’oppressione del popolo ebraico. L’immagine mansueta di Cristo con gli occhi chiusi sembra rimandare ai dipinti in cui Gesù è raffigurato dormiente sulla croce. Questo sonno è solo una morte apparente, e Cristo aprirà i suoi occhi il mattino di Pasqua. Pochi sono i colori: un fuoco rosso sembra incendiare la sinagoga, il centro della fede ebraica… ma in basso quel fuoco è investito anch’esso dal bianco, diventa innocuo, non riesce a distruggere i volumi delle Sacre Scritture e neanche quella scala che sale verso il Crocifisso, simbolo del collegamento tra il cielo e la terra, tra l’essere umano e Dio. Intanto un uomo scappa con un sacco di oggetti sulle spalle, una barca in mare tenta la fuga per ancorarsi a una riva, ed è la storia di migranti e profughi che si ripete, tra le minacce di chi incendia, distrugge e sventola bandiere e armate patriottiche… ma anche tutti questi oppressi sono assorbiti dal bianco del Crocifisso.

A vegliare ai piedi del corpo di Cristo, oltre la Menorah, il candelabro a sette braccia che ricorda i sette giorni della creazione, c’è una madre che protegge il piccolo figlio coprendo il suo viso con la mano. E’ il martirio degli innocenti, che nell’Innocente per eccellenza, continua a consumarsi nella storia, nell’oggi, senza che però quel fuoco possa distruggere la luce di vita divina, che sembra proprio sprigionarsi nell’urto con le fiamme dell’inferno umano. Luce che è la prova che il dilagare dell'odio, delle tenebre, non riesce a conquistare e vincere. 

cristoblanco