Andate e invitate al banchetto tutti
Il dipinto di Sieger Köder, «A tavola con gli esclusi», è l’immagine scelta per la giornata missionaria Mondiale 2024. Köder è un artista tedesco contemporaneo (è morto solo nel 2015), ma è stato anche un sacerdote, ha vissuto la seconda guerra mondiale, è stato prigioniero, e ha visto l’olocausto e il dramma di persone “escluse”. I cinque pani e i due pesci in primo piano che compaiono nella sua opera ricordano il «segno» di Gesù narrato da Giovanni nel capitolo 6 del vangelo quando, di fronte al problema di sfamare la folla che seguiva il Maestro, Andrea segnala la presenza d’un ragazzo con la merenda: «Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano».
L’accoglienza nelle opere di Köder è la dimensione fondamentale della vita cristiana e si estende non soltanto agli immigrati o ai profughi, ma deve abbracciare ogni campo dell’esistenza: amici, e poi piccoli, donne e poveri, tutti devono essere accolti. E’ la tavola della fraternità, dove si accoglie non per scopi umani, ma per la tensione verso il regno di Dio, che è giustizia, pace, libertà religiosa…
Sono molto differenti le persone attorno a questa mensa, illuminati tutti dalla luce del capo-tavola, luce che sembra abbracciarli a Lui e tra di loro. Hanno pelle di colore diversa e raccontano ognuno una propria storia. Quel Maestro con quel gesto afferma: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Egli spezza il pane con le mani che portano il segno dei chiodi, mostrando così la propria identità, confermata dal volto riflesso nel vino-sangue nella coppa ripiena. In alto a destra, c’è una donna appoggiata a Lui, che ritrova sostegno e conforto come esprime il volto disteso. Il ragazzo sotto di lei si aggrappa al tavolo per comprendere che cosa accade, protetto dalla mamma, e insieme rivolgono gli occhi in alto, a Gesù. Il papà sofferente in primo piano, con l’abito dei campi di concentramento, sta bevendo per vivere, e nello stesso tempo condivide quel calice amaro di Cristo. I due innamoratisulla sinistra sono in vicendevole, tenera contemplazione, rendendo così credibile il comandamento dell’amore reciproco nel segno sponsale, e rivelando anche l’intimità profonda che richiama al banchetto nuziale in Matteo. Le altre due persone, forse immigrati, sono vicinissime tra loro pur nella diversità, con una fetta di pane in mano, guardando Gesù con stupore per quel dono, mentre dalla bocca di entrambi spunta molto probabilmente un “grazie”.
Il rosso esprime per Koder sempre il senso del dono e del sacrificio umano che rende possibile la “comunione” rappresentata dall’azzurro che rimanda al divino. L’artista ci ricorda che in Gesù e in ogni cristiano la tensione verso Dio è inseparabile da quella verso i propri fratelli e sorelle, è inscritta nel corpo e nel sangue, e ogni nostro atto, anche quello più altamente liturgico, deve aprirci e mai escluderci dalla vita, cioè dalla cura e attenzione per l’altro.






