Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

Parola d'ordine: "stare"

Annachiara Senatore
178
28 Settembre 2026

La nostra missione è iniziata un normalissimo giorno di inizio agosto, quando finalmente dopo un lungo viaggio abbiamo raggiunto il Brasile. La maggior parte delle nostre attività si è concentrata nella periferia est di San Paolo dove siamo stati immersi sin da subito nella vita parrocchiale e quotidiana di Padre Thiago e Padre Michel, che ci hanno accompagnato per tutta la nostra missione. Abbiamo cucinato, passato il tempo con le persone nelle varie comunità ed in particolare con i giovani del CCINTER. Si tratta di un centro ‘intergenerazionale’, che segue quindi diverse fasce di età. Lo scopo è quello di fornire un luogo sicuro e formativo per le persone vittime di violenza e situazioni familiari difficili. Ciò che mi ha colpito di questa realtà è stato il modo in cui i bambini hanno dato a me ed i miei compagni di viaggio, tantissimo affetto in totale gratuità. È stato meraviglioso e sorprendente vedere come le persone si siano legate a noi in così poco tempo, dandoci un amore che mai ci saremmo aspettati di ricevere. Mi hanno estremamente colpito gli educatori del centri, che mossi dalla loro fede cattolica e dall’amore verso il prossimo accudivano con cura i ragazzini e gli adulti. La parola d’ordine di questa nostra esperienza è stata “STARE”. Quando si parte in missione spesso si vorrebbe spostare le montagne, diventare quasi dei supereroi. Ed invece ho potuto vedere con i miei occhi quanto la presenza, l’esserci per qualcuno possa essere invece fondamentale. Quanto è importante che la persona che ho di fronte si senta vista, compresa, ascoltata e voluta bene? Quanto è importante che chi ho di fronte sappia che a me interessa davvero tanto sapere come stia? Tantissimo!brasile 1

La barriera linguistica, ed un po’ anche quella culturale, erano presenti ma il desiderio di comunicare era talmente forte da rendere possibile chiacchierare un po’ con le persone, creando forse una nuova lingua che mischiasse italiano, portoghese e qualche parola di inglese. In seguito ci siamo mossi nel Minais Gerais, precisamente a Coronel Fabriciano. Lí ho potuto assistere alle bellezze del creato, ad una natura così completamente nuova e diversa. Quanto sono grandi e belle le tue creazioni mio signore!
Nel piccolo paese di Cocais, ad una mezz’ora di distanza dalla casa dei padri a Minais, abbiamo fatto visita ad alcune famiglie. In una casa una coppia di sposi piangeva due figli: una  ragazza morta per un incidente stradale anni prima, un ragazzo morto assassinato per questioni di proprietà agricole. In un’altra casa poco più avanti invece, un ragazzo giovane aveva difficoltà legate all’abuso di sostanze stupefacenti. Ancor prima di sapere di tutto il dolore che questo ragazzo aveva dentro, avevo notato quanta dolcezza di fosse racchiusa all’interno dei suoi grandi occhi scuri. La sorellina vivendo questa situazione così difficile, iniziava anche lei a soffirire psicologicamente. Ciò mi ha aperto gli occhi: in un paese così piccolo, ci sono tutte queste persone con tanto dolore alle spalle. Chissà quante sono le persone intorno a me che soffrono in silenzio, ed io ne sono ignara? Tutte le persone che ci circondano portano dentro una battaglia di cui sappiamo poco; ed è necessario approcciarsi al prossimo con gentilezza, amore e non giudizio.

Il popolo Brasiliano mi ha colpito non solo nella loro estroversione, affettuosità e calore ma anche e soprattutto nella loro resilienza e fede. Mostrano con orgoglio di essere credenti, senza timore del giudizio altrui. Le ragazze che servono l’altare sistemano i propri capelli con cura, assomigliando così a delle ballerine e con grazia e devozione vanno a servire Dio. La sorella di quel giovane con problemi di droga, era un uno stato di profonda depressione arrivando addirittura a farsi del male da sola. L’avevo vista a casa con gli occhi spenti, stanca e senza energia. La stessa sera alla messa era pronta, con quei capelli raccolti in uno chignon, a fare la chirichetta al fianco di padre Michel. La luce nei suoi occhi era completamente diversa, mossa dalla fede pura ed innocente di una ragazzina nemmeno adolescente. In questo viaggio penso di essermi ancor di più avvicinata a Dio, che ringrazio per aver messo nel mio cammino tutti questi occhi e volti che porterò nel mio cuore per sempre.