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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Zitti e buoni

Missionarie di Maria Saveriane
987
03 Aprile 2021

Questo titolo è un chiaro riferimento alla canzone vincitrice del festival di San Remo 2021. Molti di noi rimaniamo spiazzati nel vedere come stiano cambiando i gusti nelle nuove generazioni, e la scelta di certi nuovi linguaggi non viene compresa. Così noi sorelle ci siamo chieste come mai tanti giovani hanno votato questa canzone. Aldilà del gusto o dell’esibizione che può essere discutibile, ci è sembrato interessante partire da questa affermazione “zitti e buoni”. Forse va colto un sentire piuttosto condiviso che c’è dietro. Una cosa è certa: c’è bisogno di fermarsi ad ascoltare, prima ancora di capire e di giudicare.

Già nell’introduzione al Sinodo dei giovani il Papa dice che la nostra è “una Chiesa in debito di ascolto, nei confronti dei giovani, che deve lasciarsi interpellare dalle loro istanze, senza avere sempre una risposta preconfezionata già pronta. “Una Chiesa che non ascolta si mostra chiusa alla novità, chiusa alle sorprese di Dio…  Abbiamo bisogno di ascoltare il vostro linguaggio, che coinvolge tutte le dimensioni, affettive, sessuali, intellettuali, spirituali, corporee, relazionali, sociali.

Siamo comunque consapevoli che i nostri modelli parrocchiali di vedere i giovani sono crollati, e più che pensare ai giovani come un genere ben definito, bisogna iniziare a guardare le persone una alla volta.

Questa è la domanda che abbiamo posto ad alcuni di loro: Cosa vedete dietro il successo di questa canzone? Ecco alcune risposte:

- Zitti e buoni lo intendo riferito al mondo adulto che se ne sta zitto e buono. Il messaggio è: noi non vogliamo conformarci a questo sistema, in cui si ha un ruolo a cui ci si tiene ben stretti. Infatti all’inizio della canzone si dice “fuori gli attori”, un po’ una visione alla Pirandello, in cui ognuno recita una parte e nessuno vuole uscire da quella parte… e chi esce da quella parte è il “folle”, indicato bene nella frase “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro”. Cioè tu puoi considerarmi fuori di testa, ma sono diverso da te, e tu forse sei più fuori di testa di me a restare in un certo binario mentale -

- In questa canzone mi sembra di sentire un “grido”, anche tanta rabbia nella voce, ed è come se quella voce ha racchiuso in sé il grido di molti giovani, nel voler sentirsi ascoltati… ancor prima di essere capiti, perché a volte non ci capiamo neanche noi stessi, ma vorremo semplicemente essere ascoltati, vedere gli adulti fermarsi e sedersi accanto a noi. Mi fa paura l’indifferenza, o chi vuole zittire.

- Penso che chi riesce a far sentire la propria voce è chi ha una sua identità. Se non sai chi sei come fai a parlare con una certa convinzione… e mi viene da pensare che questo tempo, in cui le relazioni sono ridotte, relazioni importanti, perché grazie all’altro capisci chi sei tu, sta creando grandi disagi. Se non si rafforza questa identità, come si può affermare un’idea e credere che sia buona?

- Si riesce a capire la propria identità anche seguendo degli ideali, dei modelli, e spesso mancano davanti ai giovani modelli positivi. Non condivido il testo della canzone. Alcuni giovani vogliono trovare un posto nella società da cui ci si sente esclusi, ma si rifiuta quella rete degli adulti ben costruita. In questa canzone lo si fa provocando, affermando la propria identità nel sentirsi “diversi”, senza assumere un carattere davvero particolare. Si afferma il sentirsi “diversi da loro”, e non si capisce bene chi sono questi loro. La canzone a un certo punto dice: “In casa mia non c’è Dio”. In realtà dietro a questa insoddisfazione c’è tanta solitudine, e quel “senza Dio” non aiuta -

- Sia la musica che il testo urla, e vuole imporsi con violenza, cosa che oggi accade spesso. La particolarità è invece oggi la gentilezza, la dolcezza: è questo che cambia il mondo, non le urla e l’imporsi con veemenza. C’è una frase nel testo che dice “con le ali di cera cercavo di andare sempre in alto”… Fa riferimento a Icaro che disubbidì al padre, che gli disse di non avvicinarsi troppo; lui con la sua voglia di potenza, non ascoltò questo consiglio dato per il suo bene, ma volle ribellarsi e fare qualcosa di “diverso”… Ci si può anche ribellare, ma rimanere dentro le regole, anzi si è più originali. Forse dobbiamo fare attenzione a quei ribelli originali, che lo fanno in modo silenzioso, comunque “diverso”, e non spaccando tutto -

Abbiamo alla fine raccolto questo interessantissimo confronto nel brano del vangelo del cieco di Gerico: Bartimeo che era cieco cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte… Gesù si fermò e disse:”Chiamatelo!”… Allora gli disse: “Cosa vuoi che io faccia per te?” (Mc 10,46-52)

Il grido-desiderio più prezioso e nascosto

Tu non credere a chi dipinge l’umano come una bestia zoppa

e questo mondo come una palla alla fine.

Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue.

Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi. Ma sentiamo. Sentiamo ancora.

Siamo ancora capaci di amare qualcosa.

Ancora proviamo pietà.

Tocca a te, ora, a te tocca la lavatura di queste croste, delle cortecce vive.

C’è splendore in ogni cosa. Io l’ho visto. Io ora lo vedo di più.

C’è splendore. Non avere paura

(Mariangela Gualtieri)