Perdono: amore eroico!
“Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. (Rom 12,14). Paolo al capitolo 12 inizia la parte detta parenetica della sua lettera. La parenesi è l’esortazione a mettere in pratica ciò che si è argomentato durante lo sviluppo del discorso. Le esortazioni delle lettere di Paolo non sono un semplice invogliare al bene o all’amore fraterno, con il rischio di un buonismo di fondo, ma rappresentano la chiave di lettura per comprendere la parte più teorica della missiva. La lettera ai Romani si dipana a partire dalla convinzione che non ci si può vergognare dell’annuncio del vangelo, dal momento che esso è in ordine alla giustificazione di ogni uomo, sia Giudeo sia Greco (1,16-17).
Questa libera iniziativa di Dio e la potenza della parola di salvezza sbaraglia ogni prerogativa di qualsiasi uomo e apre la possibilità ad ogni persona di essere avvolta dall’opera di Gesù Cristo, unico e definitivo salvatore. In questa direzione si può giungere al capitolo 12, nel quale appunto si concretizza la carità come principio fondamentale per vivere l’appartenenza a Cristo, la fraternità tra credenti e l’amore verso i nemici.
La carità fraterna è indirizzata su due versanti: interno, verso gli amici, gli stessi credenti ed esterno, verso i nemici, coloro che osteggiano e male-dicono. Il secondo ambito è proprio del patrimonio cristiano: nel Primo Testamento è spesso suggerita l’ostilità e la lotta nei confronti degli incirconcisi, mentre i vangeli sono permeati da questo sentimento di amore eroico, verso coloro che fanno il male. Si pensi, ad esempio, alle parole di Gesù sulla croce, al perdono di Stefano durante la lapidazione, alle numerose esortazioni degli scritti neotestamentari e dei Padri Apostolici.
I primi a dover ricevere la benedizione dei battezzati devono essere i nemici, i contrari, coloro che osteggiano e perseguitano i credenti. E’ certamente una preminenza tutta gesuana (eredità diretta di Gesù) che Paolo pretende sia conosciuta, rispettata, osservata e imitata. Si potrebbe considerare come il vero “principio non negoziabile” del cristianesimo verso l’uomo.
Questo aspetto è ancora oggi una vera testimonianza di forza cristiana, di fede, di amore pieno e di volontà di conversione. Si pensi, per stare in tempi recenti, alle parole di Maria Goretti o di Antonia Mesina ai loro uccisori; al perdono offerto dai parenti delle vittime della mafia; da alcuni sequestrati ai loro carcerieri; da Giovanni Paolo II ad Ali Ağca... “Io ti perdono”.
E’ un grido che squarcia qualsiasi resistenza, che ammorbidisce ogni durezza, che scalda il gelo del male. Ci si potrebbe chiedere come mai Paolo non dedica un capitolo intero a questo argomento e non lo sviluppa, se è davvero un punto nevralgico del cristianesimo. Si potrebbe dire che ciò che è evidente non va dimostrato e ciò che è patrimonio comune non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Il perdono ai nemici è stato uno dei segni di riconoscimento della comunità cristiana da parte dei pagani.






