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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Priscilla e Aquila

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03 Ottobre 2022

Tra i numerosi collaboratori di Paolo, di cui si è benevolmente attorniato nel suo ministero, non è fazioso prendere l’esempio di una coppia: Aquila e Priscilla (Prisca). Aquila era un ebreo del Ponto (regione nord-occidentale dell’attuale Turchia, sulle sponde del Mar Nero) trasferitosi da Roma a Corinto, in seguito al decreto di espulsione dell’imperatore Claudio. Secondo le notizie forniteci da Svetonio possiamo datare tale decreto nel 41 d.C., con cui l’imperatore espulse tutti gli ebrei dalla città di Roma.

Probabilmente, la misura non fu mai così drastica e totale, dal momento che venne riconfermata anche negli anni successivi. Tuttavia, Aquila e, sua moglie, Priscilla dovettero abbandonare Roma e si trasferirono a Corinto (At 18,1ss). Paolo li conobbe in questa città e lavorò con loro alla fabbricazione di tende, dal momento che erano colleghi. Fu, forse, questa la causa della loro iniziale conoscenza e collaborazione. E’ probabile che Paolo, durante il lavoro comune abbia parlato del vangelo, abbia predicato la buona notizia della salvezza di Cristo, abbia spiegato il senso del Primo Testamento a partire dalla morte e risurrezione di Gesù. Se le supposizioni non possono trovare conferma, se non dal solito entusiasmo paolino, si può sicuramente affermare che questa coppia non cessò mai di essere cara all’Apostolo.

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In tre lettere importanti Paolo conclude lo scritto salutando o riportando i saluti dei due (Rm 16,3; 1 Cor 16,19; 2Tm 4,19). Questo fatto è tutt’altro che secondario, dal momento che mostra, da una parte, la stima che si aveva di loro tra i collaboratori dell’Apostolo e, dall’altra, la fama di cui erano circondati Aquila e Priscilla, per essere noti a comunità così distanti e variegate. Inoltre, nel brano citato della lettera ai romani, Paolo sottolinea quale ruolo vitale ebbero i due in una vicenda contorta e pericolosa, forse avvenuta ad Efeso (At 19, 23-40).

Aquila e Priscilla hanno rappresentato per Paolo il complemento indispensabile per comprendere la vita sponsale tra Cristo e la Chiesa. Non sono stati solo un simbolo, ma reale segno di una vita di coppia spesa per il vangelo e per l’annuncio della fede. Non siamo certi se Paolo abbia detto “vorrei che tutti fossero come me” (1 Cor 7,7) nel senso che non era sposato o che si astenesse dai rapporti coniugali, ma sappiamo che i due sposi lo hanno accompagnato e sostenuto in momenti di sconforto e di solitudine apostolica.

Da una veloce lettura dei testi, si possono considerare Aquila e Priscilla come dei coniugi dediti al lavoro, uniti dall’amore vicendevole e per Cristo, attenti ai bisogni materiali dei fratelli, disposti al pagare personalmente per la fede, disponibili all’accoglienza fraterna. Senza voler fare il panegirico dei due, si deve ammettere che il reciproco perfezionamento tra vita consacrata/celibato sacerdotale e unione matrimoniale potrebbe trovare nell’amicizia tra Paolo e Aquila-Priscilla nuova linfa vitale per essere nell’oggi parabola vivente del Regno di Dio.

Michele Corona

Sposato con Emanuela, vive in provincia di Oristano. Licenziato in Teologia Morale e Scienze bibliche. Dottore di ricerca in epigrafia semitica. Collabora con varie diocesi, parrocchie e istituzioni di vario genere nella divulgazione biblica e nella riflessione credente a partire dalla Parola di Dio. Giornalista e appassionato di comunicazione, con la propensione per la didattica.