Paolo: ipotesi sul nome
Per qualcuno potrebbe risultare una sorpresa sapere che nelle lettere paoline, l’Apostolo non riferisce mai il suo primo nome di Saulo, noto solamente da Atti, in cui ricorre ben 23 volte. Sappiamo solo da Luca questo particolare cambiamento del nome, sebbene non ce ne riveli esplicitamente il motivo. Nel Primo Testamento è frequente il fenomeno che Dio cambi il nome a vari personaggi, in concomitanza della chiamata (Abramo, Sara, Giacobbe); anche nel Nuovo Testamento Gesù imporrà il nome di Pietro a Simone. Il mutamento del nome indica una nuova nascita, una rinnovata personalità al servizio del regno di Dio. Di Paolo non si dice che sia stato Gesù a cambiargli il nome durante la folgorazione di Damasco. Molti studiosi hanno prodotto numerose ipotesi a riguardo, ma noi ci limiteremo a riportarne due, particolarmente accreditate e interessanti.
La prima verte principalmente sul valore teologico del mutamento del nome. Come nel Primo Testamento, il nome di Paolo, che significa “piccolo”, si opporrebbe a Saul, re gigante “che superava dalla spalla in su qualunque altro del popolo” (1 Sam 9,2). Tuttavia, questa potenza e virilità venne ripudiata da Dio a causa della disubbidienza di Saul. Egli, pertanto, divenne la figura del potente rifiutato, del tronfio umiliato, del re allontanato e abbandonato. Saulo portava nel proprio nome questa eredità disdicevole e poco affine all’umiltà del discepolo richiesta da Gesù. Pertanto, Paolo avrebbe voluto richiamare le comunità da lui fondate sulla novità cristiana dell’essere piccoli, per essere resi grandi dal Signore. Il cambiamento del nome sarebbe stato un gesto missionario e catechetico dell’Apostolo.
La seconda ipotesi collega il nome di Paolo ad un personaggio degli Atti notevolmente importante: Sergio Paolo. Questi fu proconsole di Cipro nel 44 (d.C.). Gli Atti dicono che il proconsole fece chiamare Barnaba e Saulo (!) perché voleva ascoltare la parola di Dio (At 13, 4). Il brano si chiude con l’affermazione “Quando vide l’accaduto, il proconsole credette, colpito dall’insegnamento del Signore” (13,12). Questo evento non è stato certo di secondo piano nella scoperta della forza evangelica e dell’annuncio cristiano per Paolo. Lui stesso aveva bisogno di iniziare il cammino di predicazione e di annuncio. Inoltre questa narrazione è la prima della sezione che culmina con il suo invio ufficiale verso i pagani (15,22-29).
L’incontro e la conversione di Sergio Paolo sarebbero stati l’evento di consolidamento della missione, il sigillo dell’apostolato verso i pagani, la certezza della vocazione divina. In questo caso, il cambio del nome avrebbe avuto un significato più pastorale ed ecclesiale: Paolo avrebbe assunto il nome dell’illustre pagano convertito per suggellare i destinatari dell’opera evangelizzatrice.
In ogni caso, è importante ribadire come Paolo stesso non abbia più voluto richiamare il suo precedente nome, lasciando l’uomo vecchio, per rivestirsi solo e completamente dell’uomo nuovo (Col 3,9-10).






