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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Come un padre

816
27 Agosto 2022

«Non scrivo queste cose per farvi vergognare, ma vi ammonisco come miei cari figli.  Perché anche se aveste diecimila pedagoghi in Cristo, non avreste però molti padri, poiché io vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque a divenire miei imitatori» (1 Cor 4,14-16).

            Tale ammonizione si innesta perfettamente con la figura del pedagogo, affrontata nei numeri precedenti. Paolo non teme di essere equivocato dai cristiani di Corinto nell’affermare che egli stesso non è stato un pedagogo, ma un padre, non un maestro, ma un generatore. Nei capitoli precedenti i Corinti sono stati richiamati su alcuni punti della vita di fede e di comunità. In primo luogo, è stato stigmatizzato il fatto che i cristiani si siano divisi in partiti e in fazioni a sostegno dei vari apostoli. Inoltre, è stata precisata la forza paradossale della croce del Signore e la scandalosa fecondità della sua morte e risurrezione. E’ stata contrapposta la sapienza umana e la sapienza di Dio nel modo di vivere e concepire la realtà. Si è incentrata l’attenzione sulla grazia di Dio e non sull’opera dei predicatori.

            Tuttavia, Paolo conosce e comunica l’importanza della testimonianza della fede, dell’annuncio del vangelo di Cristo, della generazione alla fede. Gli apostoli, pur «essendo all’ultimo posto» (4,9) vivono in se stessi e trasmettono la forza della grazia che passa attraverso la loro stessa debolezza. E’ tale convinzione che permette a Paolo di potersi arrogare il diritto della generazione in Cristo della comunità cristiana. Gesù aveva detto: «E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli» (Mt 23,9), in riferimento al pericolo di sentirsi grandi e importanti senza un effettivo dono di se stessi.

            In questo brano, Paolo si avvale del titolo di padre, a causa della donazione spontanea e illimitata nell’amore. L’apostolo non è uno che si limita ad istruire, correggere, controllare, insegnare, ma è colui che dona, che genera, che perdona, che conferma, che vivifica ad imitazione di Cristo. Si può fare pertanto un nuovo passaggio nella conoscenza di Paolo: chi accoglie l’annuncio di Cristo non si sente in diritto di rimproverare, di istruire, di comandare sugli altri; piuttosto, vive nell’urgenza del dono, nella necessità dell’amore, nel desiderio della comunione, nella speranza della conversione, nello slancio verso tutti.

            Perciò, mentre il pedagogo si preoccupa di ottenere dai suoi educandi dei risultati evidenti e pretende con forza degli atteggiamenti esteriori impeccabili, così da ottenere egli stesso degli apprezzamenti, il padre si sente realizzato nel momento in cui vede la maturità del proprio figlio, la sua capacità di prendere decisioni personali. L’esortazione finale a diventare suoi imitatori non è un rigurgito d’orgoglio (rischio che si corre quando si legge un versetto senza contesto), ma il sigillo col quale si chiede ai cristiani di entrare in una dinamica comunitaria del rapporto filiale. 

Michele Corona

Sposato con Emanuela, vive in provincia di Oristano. Licenziato in Teologia Morale e Scienze bibliche. Dottore di ricerca in epigrafia semitica. Collabora con varie diocesi, parrocchie e istituzioni di vario genere nella divulgazione biblica e nella riflessione credente a partire dalla Parola di Dio. Giornalista e appassionato di comunicazione, con la propensione per la didattica.