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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La Legge come un pedagogo (2)

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21 Luglio 2022

            Il doppio ruolo del pedagogo antico, educativo e preparatorio, è analogamente attribuito alla Legge Mosaica. Essa è stata consegnata come primo passo verso la costituzione di un popolo scelto, eletto e santo. Israele è stato accompagnato dalla Legge nel cammino di formazione ed educazione. Ma le prescrizioni non potevano essere il fine ultimo per la santificazione del popolo. Diremmo, con altra metafora, che lo studio della grammatica è solo il primo passo verso l’acquisizione di una qualsiasi formazione culturale. Lo studio elementare delle vocali e delle consonanti non fine a se stesso, ma è il primo gradino di un cammino ulteriore. Così anche l’osservanza della Legge non poteva essere la mèta, ma doveva condurre ogni israelita all’obbedienza della parola di Dio. Questo concetto è stato sicuramente uno dei cardini della predicazione di Gesù, evidente nel discorso della Montagna (Mt 5-7).

            Paolo precisa: “La legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge” (Gal 3,21). Perciò la critica cristiana non è sul valore della Legge – non contraria alle promesse di Dio – ma sul suo ruolo non definitivo. La Legge è stata fondamentale nel compito di formare il credente nella conoscenza dell’opera di Dio, nel culto, nella morale, nel rispetto sociale, nel ringraziamento e nella lode, nell’attesa del Messia. Da Gesù Cristo in poi, la Legge ha ceduto il passo al dono definitivo della fede e della redenzione gratuita.

             Come il pedagogo abbandonava il suo educato per farlo entrare nella vita responsabile, così la Legge perdeva il peso unico e necessario a favore della logica dell’amore predicata e vissuta da Gesù. “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17). Gesù non ha voluto scalzare la Torah – che è parola di Dio rivelata – ma ha ridimensionato il suo ruolo e la sua importanza nella logica dell’attenzione all’uomo. “E’ stato scritto… ma io vi dico” è una delle frasi tipiche del discorso di Gesù sulla Legge nel vangelo di Matteo (cap. 5).

            Il pedagogo non era superfluo, ma il suo compito non poteva protrarsi oltre un certo tempo e un dato ambito. Come il pedagogo era temuto per le pene corporali che infliggeva, così la legge invitando l’uomo a non compiere il peccato non “era capace di dare la vita”. Il compito normativo era di contenimento e non di crescita, di osservanza e non di relazione, di prospettiva e non di adempimento.

            Paolo chiude: “Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede.  Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,24-27). Paolo è esempio di interpretazione attualizzante dell’insegnamento di Gesù.

Michele Corona

Sposato con Emanuela, vive in provincia di Oristano. Licenziato in Teologia Morale e Scienze bibliche. Dottore di ricerca in epigrafia semitica. Collabora con varie diocesi, parrocchie e istituzioni di vario genere nella divulgazione biblica e nella riflessione credente a partire dalla Parola di Dio. Giornalista e appassionato di comunicazione, con la propensione per la didattica.