Fede ricevuta e trasmessa
Ripartendo dal fatto che la prima lettera ai Corinzi può essere assimilata ad una traiettoria parabolica, che trova il suo culmine nel penultimo capitolo (15), si deve fermare l’attenzione sul nucleo dell’evangelizzazione: la risurrezione di Cristo. Il capitolo viene aperto ricordando che solo nella fedeltà alla buona notizia ricevuta si può capire, partecipare, vivere della stessa risurrezione di Cristo. L’annuncio fondamentale (kerygma) è “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e fu sepolto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e apparve a Cefa e dunque ai Dodici” (15,3-4).
Paolo non ha “inventato” questo kerygma, ma rassicura e ribadisce di averlo a sua volta ricevuto. Questa precisazione, oltre a puntualizzare uno dei principi cardine della trasmissione della fede, è una garanzia per il mondo antico, che non amava l’invenzione e l’originalità assoluta, bensì la prosecuzione della tradizione e la valorizzazione dei fatti trasmessi. Infatti, tra le regole più amate nel passato si annoverava la preminenza delle tradizioni antiche e la loro supremazia su tutto ciò che si presentava come nuovo.
Proprio per questo motivo Paolo conferma di aver trasmesso ciò che a sua volta aveva ricevuto e che tutto ciò che è avvenuto a Gesù Cristo fosse stato previsto dalle Scritture. Tale regola è fondamentale per capire molti passaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ci si riferisce ai primordi, poiché essi hanno una certa autorevolezza e sono degni di fede e fiducia.
Il kerygma, pertanto, è fondato su fatti storici (la crocifissione di Cristo), sul racconto autorevole degli apostoli (risurrezione e apparizioni), sulla previsione delle Scritture (soprattutto, negli scritti dei profeti) e sul dono della grazia (far germogliare e conservare la fede nel cristiano). Tale prosecuzione e adempimento delle promesse è presente in moltissime pagine del Nuovo Testamento. Ciò è materialmente visibile nei richiami espliciti e impliciti dei libri biblici all’interno dei Vangeli (soprattutto in Matteo), negli Atti degli Apostoli, nelle lettere di Paolo, di Pietro, di Giovanni, di Giacomo. Esempio sublime di tale preoccupazione teologica è la lettera agli Ebrei, che ripercorre teologia, Scrittura, tradizione e culto ebraico e li applica a Cristo, come sigillo dell’opera di salvezza.
Tornando alle prime battute di 1 Cor 15, si deve accennare all’importanza data da Paolo alle visioni successive alla risurrezione. Si afferma che il risorto comparve ad un gruppo di 500 persone, a Giacomo e agli apostoli. Questa precisazione è rilevante poiché indica chi sono i testimoni attendibili della risurrezione di Cristo. La fede della comunità cristiana non è comunicata in virtù di un racconto mitologico, ma in base alla credibilità di alcuni uomini e donne, in quanto testimoni oculari della realizzazione della promessa di Cristo di vincere la morte e salvarci dai peccati. Le apparizioni rappresentano, pertanto, la conferma attendibile della vita nuova di Cristo, primo dei risorti.






