Camminare accanto
Oleana Bozzetti, col marito Otriade (nella foto), vive a Parma ed è mamma di due figli, con due nipoti. Racconta il suo cammino missionario, che oggi vive anche come parte del gruppo dei “Laici delle missionarie di Maria saveriane” di cui è presidente per l’Italia
Ho trascorso la mia infanzia in un paesino della bassa padana, dove si respirava il clima che Giovannino Guareschi ha ben descritto nei personaggi di don Camillo e Peppone. Genitori e nonni materni mi hanno insegnato a pregare e mi hanno trasmesso la fede con il loro vissuto, fatto di accoglienza, rispetto, attenzione a chi aveva bisogno, capacità di superare con fiducia momenti di difficoltà.
Quando ho iniziato le scuole medie, ci siamo trasferiti in città. Per favorire il mio inserimento, i miei mi hanno portato in parrocchia, dove ho conosciuto ragazze e ragazzi - tra cui quello che sarebbe diventato mio marito - con cui ho condiviso adolescenza e giovinezza. Oltre a incontri di formazione, partecipavo a iniziative quali la visita a persone sole e la raccolta di carta e cartone con “Mani Tese”, per aiutare progetti in missione.
Mi segnò profondamente la lettura del libro “Maria del villaggio delle formiche”, la cui protagonista, Satoko Kitahara, è stata proclamata venerabile da papa Francesco. Il mio sguardo si aprì su una realtà molto distante dalla mia, interpellandomi.
La domenica pomeriggio, in parrocchia, gli studenti saveriani condividevano con noi la Parola e parlavano dei padri in missione e dei loro progetti. Fino ad allora, il concetto di “missione”era ancora legato alla chiamata di alcuni, appunto i missionari, che sceglievano di partire. Il Concilio chiarirà che la missione è per tutti, a motivo del battesimo:
«La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria,in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine» (Ad Gentes n. 2).
Dopo il matrimonio, con mio marito ci siamo trasferiti in un’altra parte della città e in una nuova parrocchia. All’inizio mi limitavo a frequentare la Messa domenicale e a preparare il battesimo dei nostri figli.
La svolta fu quando il parroco mi chiese di far catechismo ai bambini che si preparavano alla prima comunione, compreso mio figlio. Accettai e iniziai a fare il catechismo in casa perché in quel momento la parrocchia, che stava sorgendo, non aveva locali a disposizione.
Le saveriane, Maria Rosaria Garau e Tea Frigerio,
ci tenevano incontri di formazione, che mi fecero scoprire quanto dovevo crescere nella conoscenza del Signore per poterlo trasmettere con l’entusiasmo con cui veniva trasmesso a me. Frequentai la scuola diocesana di formazione teologica.
Furono anni intensi di formazione e servizio in parrocchia: catechesi, animazione nei centri di ascolto, partecipazione al consiglio parrocchiale e diocesano, alla segreteria del sinodo diocesano, presidenza del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica… Ho ricevuto tanto e tanto devo ringraziare, in particolare la mia famiglia che ha sempre condiviso e sostenuto il mio cammino, che poi è diventato il nostro, dove ognuno si è espresso secondo le proprie specificità.
Nel 2000, Maria Rosaria mi chiese di aiutarla a formare anche a Parma il gruppo degli “Amici delle missionarie di Maria”; accettai con fiducia, anche se non sapevo cosa avrebbe comportato. In questi venticinque anni si è camminato tanto, si è acquisita maggiore consapevolezza di cosa vuol dire vivere il carisma, la spiritualità dei nostri Fondatori. Da“Amici”, si è passati a chiamarci “Laici”delle Missionarie di Maria (lmmx). «Vivere il mio battesimo con tutti i mezzi e tutte le forze per la missione, incarnando il Vangelo nel quotidiano ovunque Tu mi condurrai» recita l’Adesione personale al gruppo. Il cammino continua, per realizzare il sogno di san Guido Maria Conforti: «fare del mondo una sola Famiglia». In questo cammino ho capito quanto sia importante lasciarsi abitare dalla Parola da cui trarre vigore per testimoniare Gesù nel quotidiano.
Quest’anno come gruppo abbiamo assunto come impegno «rafforzare una cultura di prossimità agli ammalati, agli anziani, alle persone sole e senza speranza». Lo assumo come impegno da vivere nel quotidiano, con le persone che vivono con me, attorno a me e con chi incontrerò: camminare accanto, ascoltare e ringraziare.
Foto:
Festa in Casa Madre mmx, M.Rosaria : prima a ds; Oleana seconda a sn
Sopra: Lmmx in ritiro, Oleana in piedi.






