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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Don Guido nella gioia del Risorto

Missionarie di Maria
362
18 Maggio 2026

All’alba di Venerdì 15 maggio Gesù ha chiamato a sé Don GUIDO PASINI (1946-2026) .

 Parroco della SS.ma Trinità in Città e Animatore della “Tenda della Parola”guido1.jpeg

Condividiamo il ritratto che fa di lui Don Umberto Cocconi

"Don Guido per tutti Guido. Don Guido era il prete in punta di piedi.

Non amava il titolo di “don”: in virtù del battesimo,  nel quale Dio ci chiama per nome,  si presentava semplicemente con il suo nome Guido e guai a dargli del lei …  quasi a custodire il mistero del ministero nella discrezione e nell’umiltà del cristiano.

Insieme a don Flavio fu tra gli animatori più intensi del rinnovamento liturgico. Il movimento liturgico trovò in lui un interprete autorevole e originale, capace di restituire alla celebrazione il suo respiro più profondo: non una forma da eseguire, ma un evento da vivere.

Era un uomo mite, dolce, capace di ascoltare davvero. Parlava sottovoce, con quella calma che nasce dalla vita interiore. Prima di rispondere sembrava attendere; in realtà pregava. Viveva in un dialogo continuo con Dio, e da quel dialogo nasceva ogni sua parola e ogni suo gesto, dall’eucarestia alla vita: l’eucarestia culmine e fonte.

Per lui il peccato non era anzitutto una colpa morale, ma l’interruzione di un rapporto: la ferita della comunione con Dio, ma il rammarico per quella interruzione è segno che il rapporto c’è. Tutta la sua vita sacerdotale fu allora ricerca di riconciliazione, di incontro, di ritorno alla sorgente.

Diceva che la liturgia “non è il luogo dell’esecutività, ma della creatività”.

guidob.JPGNella celebrazione Dio continua a creare attraverso la comunità radunata. La liturgia, per lui, era poesia viva, spazio in cui il mistero prende corpo e la fede diventa canto, gesto, luce, silenzio. Aveva entusiasmo nel senso che davano i greci a questa parola: avere il Dio dentro e dargli voce per creare, per cantare

Era un poeta della celebrazione. Le sue omelie possedevano una lingua capace di evocare, di aprire orizzonti, di trasformare il rito in esperienza. Nulla appariva meccanico o ripetitivo, né casuale: tutto diventava atto creativo, evento dello Spirito.

Amava dire che il liturgista deve essere come un meccanico: uno che smonta e rimonta la liturgia, che ne conosce intimamente l’architettura, perché solo chi ne comprende il misterioso congegno può davvero “farla suonare”.

Compose musica sacra con straordinaria prolificità. Forse è stato il prete che più di ogni altro ha affidato alla musica il compito di accompagnare la preghiera del popolo di Dio.

La sua Veglia Pasquale era un incanto: la storia della salvezza diventava esperienza viva, immersa nel tempo di Dio. Entrando in chiesa si perdeva la percezione delle ore (tre ore!!!), perché si entrava nel Kairos, il tempo santo. Nell’Eucaristia tutto si trasfigurava: non era più l’uomo a misurare il tempo, ma il mistero a raccogliere l’uomo dentro l’eternità.

Le sue veglie di Pentecoste hanno cambiato il modo di vivere quella festa per la nostra diocesi. Chi vi partecipava portava con sé la percezione concreta dello Spirito come presenza viva e operante.guidod.jpeg

La sua casa era essenziale, quasi monastica: poche cose, un’icona, il necessario. Una povertà abitata dalla bellezza. Non lo si vedeva mai in automobile ma in bici; camminava con sobrietà e dignità. Sempre ordinato, sempre semplice.

In lui si riconosceva immediatamente il sacerdote, non per esteriorità, ma per la nobiltà della presenza.

Quella “nobile semplicità” che la liturgia chiede ai suoi ministri era diventata la forma stessa della sua vita."

Don Umberto Cocconi;