100 anni di Giornata Missionaria Mondiale: una missione che continua
Iniziamo ottobre, mese missionario, e quest’anno lo facciamo con una gioia particolare: celebriamo 100 anni della Giornata Missionaria Mondiale (DOMUND). Cento anni di preghiera, dedizione, solidarietà e vite che hanno attraversato frontiere per annunciare che Dio ama tutti i popoli.
Istituita da Papa Pio XI nel 1925 e celebrata per la prima volta nel 1926, la Giornata Missionaria Mondiale nacque per risvegliare in tutta la Chiesa la consapevolezza che la missione non appartiene soltanto ad alcuni: è responsabilità di tutti i battezzati.
Cento anni dopo, la missione continua.
Papa Leone XIV ci propone per questo centenario un motto particolarmente significativo: «Uno in Cristo, uniti nella missione». Non si tratta soltanto di guardare con gratitudine al cammino percorso, ma di domandarci di quale missione abbia bisogno oggi il nostro mondo.
Viviamo tempi segnati da guerre, violenza, polarizzazione, solitudine e divisioni che attraversano popoli, comunità e persino le nostre stesse famiglie. Di fronte a questa realtà, Gesù continua a pronunciare quella preghiera scaturita dal suo cuore prima di donare la vita:
«Che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).
Forse proprio per questo, una delle testimonianze missionarie più necessarie del nostro tempo è precisamente costruire unità.
Unità non significa uniformità. Non significa pensare tutti allo stesso modo, lavorare nello stesso modo o cancellare le nostre differenze. La vera unità nasce quando scopriamo che, pur essendo diversi, apparteniamo allo stesso Cristo e permettiamo al suo Spirito di trasformare il nostro modo di guardare, ascoltare e incontrare gli altri.
Ed è qui che la Giornata Missionaria Mondiale torna a interpellarci personalmente.
La missione non comincia necessariamente quando attraversiamo un oceano. Comincia quando siamo capaci di attraversare le distanze che ci separano dagli altri; quando ascoltiamo invece di giudicare, riconciliamo invece di dividere, accogliamo invece di escludere e facciamo nostra la sofferenza di chi è lontano e di chi vive accanto a noi.
Durante questi cento anni, innumerevoli missionari e missionarie hanno lasciato la propria terra per condividere la vita con altri popoli. Altri hanno sostenuto la missione con la preghiera, il sacrificio e il loro generoso aiuto. Tutti hanno fatto parte della stessa storia.
Oggi questa storia passa attraverso le nostre mani.
All’inizio di questo ottobre missionario, il centenario della Giornata Missionaria Mondiale ci invita non soltanto a ricordare, ma a continuare. A ritornare a Cristo, fonte della nostra unità, e da Lui ripartire ancora una volta incontro agli altri.
Perché ci sono ancora frontiere da attraversare, ferite da accompagnare, persone da ascoltare, divisioni da riconciliare e speranza da seminare.
Dopo cento anni, la missione è ancora viva.
E forse la domanda che questo centenario lascia nel cuore di ogni battezzato è molto semplice:
Che cosa posso fare io, lì dove mi trovo, perché siamo sempre più uno in Cristo e più uniti nella missione?
Perché il desiderio di Gesù continua a risuonare nella storia:
«Che siano una cosa sola, perché il mondo creda» (cfr. Gv 17,21).






