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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Inviata fra la mia gente

Véronique Luzinga Asumani
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21 Agosto 2026

Véronique Luzinga Asumani, giovane saveriana di Kasongo, nella Repubblica democratica del Congo, è stata destinata a lavorare nel suo Paese e vi tornerà nel mese di settembre.

Vivere quattro anni in Italia è stato bello: un tempo breve per imparare la lingua e inserirmi in profondità, ma ricco, in cui ho ricevuto e imparato tanto.

Era la prima volta che lasciavo il mio paese e mi sono sentita accolta dalla gente di Cava de’ Tirreni dove ho passato i primi due anni. All’inizio mi sentivo un po’ persa confrontando le celebrazioni liturgiche: lunghe, piene di canti e di danze da noi, brevi e apparentemente fredde qui. Poi ho capito che si tratta di diversi modi di vivere la fede. Ho pensato alla parola di Gesù sottolineata dai nostri Fondatori: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” ed essa mi ha scaldato il cuore. La consapevolezza della Sua presenza mi ha aiutata a mettermi in piedi e a gustare la sua presenza nell’invito caldo delle persone a andarle a trovare a casa loro.

Poi ho vissuto due anni a Roma, città ricca di storia, contenta di visitarla e di imparare tante cose. Studiando, ho incontrato il mondo, perché eravamo studenti di diversi paesi. Ho visto ancor meglio che ogni cultura e ogni persona ha il suo modo di avvicinare e vivere la stessa Bibbia.

Auguro ai credenti italiani di essere sempre più consapevoli della loro fede e autentici, di non limitarsi a una religiosità fatta di devozioni e manifestazioni. A volte si vive con generosità, ma si dimentica la fonte che è il nostro rapporto con il Dio di Gesù Cristo.

Torno nel mio paese, all’est dove si vive una situazione difficile di guerra, come mi è stato chiesto. Mi rendo disponibile ai bisogni della nostra famiglia missionaria e della Chiesa. Ho messo la mia vita nelle mani del Signore e mi affido a Lui. Vorrei ascoltare le persone e insieme a loro tenere viva la speranza, messa a dura prova. Sarà una goccia d’acqua nell’oceano ma è quello che posso fare.

Quando ho detto ai miei genitori che torno a Bukavu, “Ma non c’è la guerra?”, ha chiesto la mamma. “Ci sono le sorelle, c’è la gente”, ho risposto. Concludono appoggiandosi alla Fede: “Non abbiamo niente da dire sulla tua vita, hai fatto questa scelta, sei nelle loro mani e nelle mani del Signore”.

In questo momento ho più paura di andare alla mia città di Kasongo, dove gruppi armati locali dettano legge. Mi prende la tristezza per l’abbandono in cui vive il mio popolo, quando potrebbe vivere con almeno i diritti elementari assicurati, a cominciare dalla sicurezza. In piena notte possono bussare alla tua porta e nessuno ti difende: devi lasciar prendere le cose e a volte anche la tua vita.