Alle radici della missione: il dono della fondazione
Nella nostra storia di Missionarie di Maria-Saveriane, due date hanno segnato in modo indelebile il nostro nascere e il nostro cammino: il 24 maggio e il 2 luglio.
Il 24 maggio 1944, nel pieno della Seconda guerra mondiale, a Capriglio, piccolo borgo dell’Appennino parmense dove – a causa dei bombardamenti dell’esercito tedesco su Parma P. Giacomo Spagnolo si era rifugiato con gli studenti saveriani di teologia, di cui era Rettore, e Celestina Bòttego aveva cercato rifugio dopo che la sua casa era stata requisita dal comando tedesco – Celestina disse finalmente il suo «sì» a P. Spagnolo, accettando di diventare la “madre fondatrice” della nuova Famiglia missionaria a cui egli pensava da tempo.
Quando, infatti, l’anno precedente, P. Spagnolo le aveva chiesto di collaborare alla fondazione, Celestina aveva rifiutato dicendosi «più brava a guastare le opere di Dio che a farle». Tuttavia, l’immagine del Crocifisso del Velasquez accompagnata dalla scritta «TUTTO», inviatele da P. Giacomo in occasione della S. Pasqua 1944, aveva suscitato in lei una profonda inquietudine. Inoltre, i giorni di ritiro che stava trascorrendo proprio a Capriglio l’aiutarono a comprendere che per cercare unicamente la volontà di Dio doveva dire il suo «sì».
Così nel Diario del 24 maggio 1944, dopo un colloquio con Celestina, P. Giacomo poté annotare: «In sostanza oggi (24 maggio) la Società ha trovato la sua fondatrice che al Signore dice il suo fiat». Quel «sì» fu soltanto il primo passo di un lungo cammino che la guerra ancora in corso avrebbe segnato con nuove difficoltà e ulteriori sacrifici.
Nella notte tra l’1 e il 2 luglio, infatti, le truppe tedesche giunsero a Capriglio e irruppero anche alla Provvidenza, la casa colonica dove vivevano i Saveriani. Studenti e Padri furono allineati davanti alla casa sotto la minaccia delle mitragliatrici e condotti fino a Lagrimone dove vennero ammassati con altri prigionieri e, insieme, portati in un campo di concentramento in provincia di Reggio Emilia. L’intervento tempestivo del Vescovo di Parma e del Superiore generale dei Saveriani evitarono la loro deportazione in Germania. In breve, pur tra tante difficoltà, P. Giacomo e tutti gli studenti poterono tornare a Parma.
Era il 2 luglio, giorno in cui la liturgia del tempo ricordava la Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta, e giorno che nella Congregazione saveriana aveva già una “sua storia”.
Il 2 luglio 1921, infatti, S. Guido Maria Conforti, permeato dal significato profondo della Visitazione, evento intrinsecamente missionario nella sua natura e nel suo dinamismo, aveva scritto la Lettera Testamento ai suoi missionari.
Successivamente, il 2 luglio 1927 S. Guido Maria aveva scritto a Propaganda Fide per riproporre il suo progetto di una Congregazione saveriana femminile.
E ancora, il 2 luglio 1943 P. Spagnolo aveva proposto per la prima volta a Celestina Bòttego di collaborare alla fondazione della nuova Famiglia saveriana. Non a caso, dunque, Madre Celestina e le prime tre sorelle, nel 1950, emisero la loro prima professione religiosa il 2 luglio.
Cinque anni dopo, ancora per singolare disposizione della divina Provvidenza, il 2 luglio 1955 il vescovo di Parma, mons. Evasio Colli eresse la nostra Famiglia Missionaria in congregazione religiosa di diritto diocesano.
Fu perciò naturale scegliere il 2 luglio come festa propria delle Missionarie di Maria-Saveriane e come giorno in cui celebrare le professioni religiose.
A noi ora il compito di celebrare non solo la memoria di queste storiche date ma di vivere e attuare la loro intrinseca “profezia”. In un mondo più che mai lacerato da conflitti, guerre e violenze la determinazione di P. Giacomo di dar vita a una Famiglia missionaria nonostante il difficile momento storico che stava vivendo e il «sì» di Madre Celestina (24 maggio 1944) detto nel pieno del secondo conflitto mondiale di cui, ancora, non si potevano prevedere gli esiti ci ricordano che per vocazione siamo chiamate ad annunciare il Vangelo con umiltà e parresia, soprattutto in situazioni di conflitti e di sofferenza nella certezza che Gesù ha già vinto il mondo (cfr. Gv 16,33).
Anche le vicende che hanno accompagnato il 2 luglio ci ricordano che siamo chiamate ad annunciare il Vangelo di Gesù in un mondo travagliato e sempre bisognoso di salvezza; che Gesù ci invia come «agnelli in mezzo a lupi» (Lc 10,3) e ci chiede di portare pace e riconciliazione ovunque in fedeltà al suo Vangelo. Nelle diverse situazioni che ognuna di noi è chiamata a vivere, individualmente e comunitariamente, anche in questo 2 luglio 2026 lasciamoci dunque plasmare dalle parole del nostro Padre: «Gesù ha dato tutto, a tutti, per sempre. Non si è riservato nulla, non ha escluso nessuno. Il suo amore è stato veramente totalitario. […] Amore domanda amore; la donazione totale chiede completa donazione. È quello che noi abbiamo deciso quando abbiamo accettato l’invito ad essere suoi».
Il «TUTTO», scritto sull’immagine del crocifisso del Velasquez che Padre Giacomo consegnò a Madre Celestina, infatti, non era rivolto solo a Lei. È un “TUTTO” che attraversa la storia della nostra Famiglia e interpella ciascuna di noi, Missionarie di Maria-Saveriane di ieri, di oggi e di domani.






