GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO
Teresa Rinaldi
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18 Giugno 2026
Ogni anno, il 20 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla difficile situazione di milioni di persone che fuggono da conflitti armati o persecuzioni e attraversano le frontiere alla ricerca di sicurezza e protezione in altri Paesi.
L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) informa che nel 2026 il numero delle persone rifugiate e sfollate continua a crescere a causa di conflitti prolungati, crisi dimenticate, nuovi scontri e raggiunge i 136 milioni. Non si tratta solo di numeri o statistiche lontane: sono persone concrete, con nomi, sogni e diritti inalienabili.
Negli Stati Uniti si stanno aggravando, come mai prima d’ora, le politiche di ostilità nei confronti dei migranti e dei rifugiati. Tuttavia, proprio in questo contesto, dalla Chiesa Cattolica sono nate iniziative concrete di accoglienza, solidarietà e difesa della dignità umana, sviluppate proprio là dove l’ostilità è più intensa.
In ogni sguardo che cerca un orizzonte di pace, in ogni storia interrotta che desidera continuare, riconosciamo il grido dell’umanità ferita e l’appello alla nostra responsabilità evangelica, sociale e politica.
In questa giornata siamo tutti invitati a entrare in comunione con questi milioni di fratelli e sorelle che portano nel loro corpo i segni dello sfollamento forzato. Sono volti che recano impresse le cicatrici della violenza, della persecuzione e dell’abbandono, ma che al tempo stesso irradiano la luce resiliente della speranza e la forza trasformante della dignità umana.
In ogni sguardo che cerca un orizzonte di pace, in ogni storia interrotta che desidera continuare, riconosciamo il grido dell’umanità ferita e l’appello alla nostra responsabilità evangelica, sociale e politica.
Che questa ricorrenza ci ispiri a camminare come pellegrini di speranza, tessendo reti di solidarietà che attraversino le frontiere e abbattano i muri. Possiamo essere, in ogni luogo, semi di una civiltà dell’amore che fiorisce nell’incontro, nella giustizia, e artigiani di una pace disarmata e disarmante.
Crediamo che un altro mondo sia possibile: un mondo in cui ogni persona possa dire: «Anche qui è la mia casa, anche qui posso sognare, anche qui posso ricostruire la mia storia di dignità e di speranza».




