Ecologia integrale e giustizia sociale
Stefano Raschietti
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18 Giugno 2026
La crisi ecologica non è soltanto ambientale, ma anche sociale, economica e culturale, essendo il risultato di un modello di sviluppo escludente e predatorio.
In questo contesto, l’Ecologia Integrale, concetto proposto da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’, offre una visione globale che riconosce il legame tra tutti gli aspetti della vita umana e naturale, sottolineando la necessità di una trasformazione profonda degli stili di vita, delle istituzioni e delle relazioni sociali.
Francesco afferma che «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139).
Per questo motivo, le soluzioni richiedono un approccio integrato che consideri simultaneamente la protezione dell’ambiente, la giustizia verso i poveri e il benessere sociale. Questa convinzione si fonda sulla nozione di interdipendenza di tutta la creazione: «tutto è connesso» (LS 16, 86, 117 ecc.). L’essere umano fa parte di una grande rete di vita e non può considerarsi semplicemente come individuo isolato o superiore agli altri esseri (LS 138-139). La natura non è vista come un mero oggetto a nostra disposizione, ma come la Casa Comune di cui siamo parte e con la quale intratteniamo una relazione intima (LS 139).
In tal modo, l’ecologia integrale supera l’antropocentrismo moderno riduttivo e denuncia una «visione frammentata» della realtà che separa artificialmente gli ambiti del sapere umano. Al contrario, propone un nuovo paradigma relazionale, nel quale le questioni ambientali, economiche, sociali, culturali e spirituali vengono affrontate in modo unitario.
Un altro pilastro fondamentale è l’inscindibile relazione tra ecologia e giustizia sociale. L’ecologia integrale «è inseparabile dalla nozione di bene comune» (LS 156), principio centrale della Dottrina Sociale della Chiesa. Prendersi cura dell’ambiente significa prendersi cura delle persone, specialmente dei poveri e dei più vulnerabili, poiché sono loro a subire maggiormente le conseguenze del degrado ambientale.
L’enciclica sottolinea inoltre l’«opzione preferenziale per i poveri» all’interno della questione ecologica (LS 158), così come la giustizia intergenerazionale, cioè la responsabilità verso le future generazioni (LS 159-162). In questo modo, la cura ecologica assume una chiara dimensione etica e sociale, collegando la sostenibilità ambientale alla dignità umana e alla pace.
La radice teologica di questa visione integrale risiede nella comprensione della creazione come opera di Dio affidata alla famiglia umana e nella visione biblica dell’essere umano come custode e coltivatore (cfr. Gen 2,15). Francesco riprende il concetto di «ecologia umana», già presente nel magistero precedente, indicando che la crisi ecologica esterna riflette anche una crisi morale e spirituale interiore dell’essere umano (LS 155).
L’ecologia integrale richiede pertanto una conversione ecologica globale (espressione coniata da San Giovanni Paolo II nel 2001 e ripresa da Papa Francesco): un cambiamento profondo negli stili di vita, nei modelli di produzione e consumo e nelle strutture di potere (LS 5). Tale conversione implica il riconoscimento del «valore inalienabile dell’essere umano» in tutte le fasi e condizioni della vita (LS 72-135), così come del valore intrinseco di ogni creatura, indipendentemente dalla sua utilità (LS 140).
Nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Querida Amazonia (QA), pubblicata nel 2020, Papa Francesco rafforza e applica il paradigma dell’ecologia integrale al contesto specifico dell’Amazzonia. Egli parla di quattro «sogni» per l’Amazzonia – sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale – che evidenziano chiaramente questo approccio integrale.
Nel «sogno ecologico», Francesco esprime «il sogno di un’Amazzonia che custodisca quella peculiare bellezza naturale e la vita traboccante che la riempie» (QA 7-8) e invita a prendersi cura insieme della biodiversità e delle culture locali. Querida Amazonia sottolinea che la cura delle persone e quella degli ecosistemi sono inseparabili (QA 42).
Con particolare forza, il Papa afferma: «Imparando dai popoli originari, possiamo contemplare l’Amazzonia [...] amarla e non semplicemente utilizzarla; [...] sentirci intimamente uniti ad essa e non soltanto difenderla. Allora l’Amazzonia diventerà per noi come una madre» (QA 55).
Questa bellissima immagine dell’Amazzonia come madre – chiaramente ispirata alla cosmovisione indigena – viene presentata come frutto di un apprendimento dai popoli originari, che insegnano a contemplare il mondo non da osservatori esterni, ma dall’interno, riconoscendo i legami che ci uniscono a tutti gli esseri (QA 45-55).
Possiamo quindi affermare che l’ecologia integrale, oltre a essere un concetto teorico, rappresenta un appello spirituale e culturale a una «conversione dello sguardo»: vedere la Terra non come un oggetto di sfruttamento, ma come un soggetto di valore, persino come madre e sorella, immagine già evocata da San Francesco d’Assisi nel Cantico delle Creature e ripresa nella Laudato Si’.
Essa implica inoltre l’integrazione della dimensione ecologica in tutti gli ambiti della vita umana – economia, politica, educazione, urbanistica, cultura e religiosità – promuovendo un nuovo paradigma di civiltà.
In sintesi, l’ecologia integrale significa abbracciare una visione globale nella quale natura e umanità, ambiente e sviluppo, scienza ed etica sono intrinsecamente connessi.
(Testo tratto dall’articolo di José F. Castillo Tapia, SJ, «Dall’Ecologia Integrale all’Ecosofia: un cammino spirituale in dialogo con i popoli indigeni», pubblicato nella Rivista Ecoteologia, vol. 5, n. 6/2025, pp. 26-45).




