Lo Spirito del Verbo incarnato nelle religioni
La Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani di questo anno ha come tema: “Credi questo?” (Gv 11,17-27). Le preghiere e le riflessioni si ispirano al dialogo tra Gesù e Marta, quando Gesù visitò la casa di Marta e Maria a Betania dopo la morte del loro fratello, Lazzaro. Le prime generazioni cristiane non potevano rimanere indifferenti o passive davanti alle parole di Gesù che penetravano nei loro cuori. Cercarono di dare una risposta significativa alla domanda di Gesù: “Credi questo?”. Così, la Settimana di Preghiera si concentra sul significato del credere e della professione di fede, sia personale che comunitaria: “io credo”, “noi crediamo”.
È in questo spirito di fede e fraternità universale che desidero condividere con voi l’esperienza di Unità con fratelli di altre Chiese cristiane e con i non cristiani. Lo Spirito del Verbo Incarnato, infatti, avvolge tutta l’umanità e tutte le religioni. In questo senso, ciò che ho avuto l’opportunità di vivere durante gli anni di missione in Camerun è stata un’esperienza fraterna e di collaborazione con alcuni insegnanti della Chiesa luterana, uno dei quali è poi diventato pastore, e anche con un insegnante musulmano, Adamou Bagui. Con lui abbiamo avuto una piacevole convivenza e profonde conversazioni sull’Islam e il Cristianesimo. Al momento del nostro saluto, gli ho regalato il Vangelo e lui mi ha donato il Masbaha (un oggetto simile a un rosario, utilizzato dai musulmani per guidarli nella preghiera).
Sono stata invitata a collaborare all’educazione dei giovani e degli adolescenti nella scuola del villaggio dal Signor Allain Hotta, un insegnante luterano. Il direttore della scuola era musulmano e mi ha sempre accolta con grande rispetto e apprezzamento, offrendo la possibilità di dare una formazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, oltre all’insegnamento delle religioni, con un approccio di conoscenza generale e di rispetto per le differenze. Lavorare insieme a loro e con i giovani mi ha permesso di rafforzare i legami di amicizia e di conoscerne meglio i desideri e la fede, approfondendo al contempo la cultura e la realtà in cui ero immersa.
Dal mio primo incontro con queste persone, ho capito che la base di ogni dialogo e vera preghiera è l’atteggiamento di apertura e semplicità nella convivenza quotidiana. Abitavamo in una zona rurale e ci sostenevamo reciprocamente di fronte a molte difficoltà: la mancanza di sicurezza, l’impraticabilità delle strade, un’assistenza sanitaria e scolastica piuttosto povera. Condividendo la stessa realtà, questi insegnanti, così come i cattolici, cercavano incoraggiamento, speranza e sostegno nella nostra casa. In alcune occasioni, partecipavano ai pranzi di festa e alle celebrazioni cattoliche della Pasqua, durante le quali i catecumeni ricevevano il battesimo, seguite ogni anno da una grande festa notturna. Alcuni di loro (luterani e musulmani) partecipavano anche alla celebrazione del raccolto, durante la quale la comunità offriva, durante la messa, una parte dei prodotti dei loro campi (mais, riso...).
Con il Signor Allain ho vissuto nel concreto della vita l’essenziale della fede e della relazione fraterna: cosa significa essere cristiani, amare tutti senza distinzione, condividere ciò che abbiamo, perdonare senza limiti e confidare incondizionatamente nel Signore Gesù Cristo.
Con il Professor Adamou ho imparato molto sulla dedizione alla preghiera, la disciplina, la fedeltà e la lealtà a Dio e al prossimo. Nelle condivisioni sulla vita e sulla fede, sia loro che il popolo di Nouldayna (all’estremo Nord del Camerun), cristiani e non cristiani hanno espresso gratitudine alla nostra comunità di quattro sorelle, due brasiliane e due italiane. Ci hanno ringraziate per il nostro sostegno spirituale, la nostra apertura e il nostro servizio a tutti, senza escludere nessuno. Ringrazio Dio per questa esperienza di Unità che rimarrà per sempre impressa nel mio cuore!






