Pellegrini di Speranza
Siamo alle porte del 27° Giubileo ordinario. Fu nel 1300 che papa Bonifacio VIII iniziò questa pratica, spinto dalla fede popolare. Prima celebrato ogni cento anni, giunse a essere celebrato ogni venticinque. Giubileo che celebra la memoria della venuta di Cristo fra noi, rinnovando la meditazione, la gioia, la grazia di questo evento nel quale i credenti riconoscono la porta di salvezza.
Il Giubileo però ha radici lontane, nella vita del popolo d’Israele. Era il cinquantesimo anno dopo sette settimane di anni, l’anno del riposo della terra, della totale remissione dei debiti, della liberazione degli schiavi, della restituzione delle terre a chi aveva dovuto venderle per bisogno. Era come un ricominciare il mondo da zero, dalla creazione, quando Dio consegnò la terra agli esseri umani, o dall’ingresso nella Terra della promessa, quando Giosuè distribuì la terra e ogni famiglia ebbe la sua parte.
Non si sa se il popolo ebraico riuscì mai a riconoscere così, nei fatti, che del Signore è la terra e che tuti la abitiamo come forestieri e inquilini, come dice il Levitico (25,23). I debiti si dovevano pagare e le offese pure, con una Legge che ad ogni colpa affiancava una pena.
Per questo misteriosamente il Signore stesso annuncia che verrà aprire un giubileo, e le parole del profeta antico risuonano sulle labbra di Gesù all’inizio della sua missione, quando nella sinagoga del suo villaggio legge: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).
Sempre più la Chiesa invita a vivere così il Giubileo: come un rituffarci in questo anno benedetto che Gesù ha aperto e mai chiuso, per attingervi in abbondanza la remissione delle nostre colpe, l’ampiezza del suo amore, una novità di vita frutto della Sua vita data per noi. E per guardare con altrettanta misericordia, con molte più ragioni dell’antico Israele, alle nostre relazioni e offrire a nostra volta il perdono, la restituzione dei beni che permetta a ciascuno di disporre del necessario per vivere.
È quanto facevano i primi cristiani, per i quali l’incontro con Cristo significava una condivisione grazie alla quale non c’era più povero fra loro (cf. At 4,34). E noi, quest’anno, come vivremo il Giubileo che papa Francesco inaugurerà solennemente alla vigilia di Natale con l’apertura della Porta santa in San Pietro, simbolo dell’accesso all’abbondanza della grazia del Signore, del suo amore, del suo perdono?
Lo scorso maggio, il Papa ha pubblicato una Bolla, un breve documento che descrive l’accento particolare che intende dare al Giubileo 2025: “Spes non confundit”, la speranza non confonde, come dice Paolo nel quinto capitolo della lettera ai Romani. Ci invita ad essere “Pellegrini di speranza”.
Il documento descrive l’ampiezza e la profondità della speranza che Gesù ci ha aperto con la sua morte e resurrezione, una speranza che nessun evento sulla terra può cancellare e che ci dà la pazienza nelle tribolazioni sapendo che un immenso patrimonio di vita, di pace, di felicità ci è riservato nei cieli.
Il documento però non si limita a guardare oltre la vita sulla terra. La speranza deve trovare casa nel mondo, già da ora gli afflitti vanno consolati, gli affamati saziati, le colpe rimesse, la giustizia resa a ciascuno, la pace costruita, anticipo, inizio e segno della pienezza attesa.
Già da ora dobbiamo trovare incompatibile con la nostra fede l’esagerato accumulo di beni di fronte all’indigenza di tanti, già da ora siamo chiamati a ridare speranza di vita, perdono, gioia, pace, a chi non ne ha. Celebrare il Giubileo attraverso dei pellegrinaggi è un mezzo per riscoprirci pellegrini, bisognosi e debitori al nostro prossimo di perdono, pane, amore.
Il documento parla del condono dei debiti dei Paesi poveri. A ciascuno di noi trovare con quali gesti può esprimere l’immenso amore che lo ha salvato e la speranza incommensurabile che lo attende. Tutto comincia con un rinnovato contatto con il Signore, con la preghiera: nel silenzio, la forza di Dio ci renderà capaci di ciò che credevamo ci superasse.
La foto è presa da: https://www.diocesi.lodi.it/giubileo-2025-pellegrini-di-speranza/






