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Camminare insieme
Dalla R. D. del Congo
Sto facendo in questo tempo un'esperienza che mi fa sentire più inserita, più incarnata nella realtà attuale. Abbiamo da poco aperto la maternità di Mbobero, una parrocchia il cui centro è a una ventina di chilometri da Bukavu. È una delle cinque maternità della zona di Kabare, che ha una popolazione sparsa di 120 mila abitanti. Di esse, una sola ha la presenza di un medico e la possibilità di interventi chirurgici.
Poiché non era possibile costituirla in modo autonomo, essendo il dispensario a poca distanza, e pur avendo la possibilità di assumere la responsabilità di entrambi, abbiamo scelto di lasciare responsabile un infermiere locale sia dell'una sia dell'altro, e io sono la sua vice. Ho sempre collaborato con personale locale, prima in un ospedale statale, poi in un nostro centro sanitario e ho sempre tenuto conto delle leggi vigenti nel sistema sanitario nazionale. Adesso tuttavia non sono più io la prima responsabile e la duplice struttura è gestita secondo criteri che non decido io. C'è un medico locale che guida i programmi dei dispensari e delle maternità e c'è una serie di leggi di cui tenere conto, con necessità di redigere relazioni ufficiali più dettagliate di prima.
Le entrate del dispensario e della maternità sono scarse. L'infermiere capo precedente se n'è andato lasciando la cassa vuota e la farmacia sguarnita. Una percentuale degli introiti va data al medico di zona; è perciò un problema grosso pagare, con ciò che resta, il personale locale. Eppure sono contenta di essere entrata in questa struttura con il dono della mia vita e non con l'apporto dei mezzi.
Il nuovo infermiere capo è bravo e sensibile alle necessità della gente. Lavoriamo bene insieme e cerchiamo di aiutare gli altri infermieri a mettere a punto i criteri diagnostici e le terapie. Secondo le disposizioni avute, ci è proibito tenere medicine per situazioni di una certa gravità: in tali casi siamo obbligati a mandare i malati dal medico al Centro di riferimento. Non è però facile che un malato grave possa salire e scendere le colline fino al Centro, quando già è giunto con fatica al nostro dispensario. Per questo teniamo conto delle situazioni intervenendo noi con le cure appropriate.
Mi sono resa conto in questo periodo della necessità di occuparci anche dei malati cronici: tubercolotici, diabetici, hanseniani, epilettici. Mentre per i tubercolotici lo Stato fornisce gratis le medicine, per gli altri non ci sono sovvenzioni. Stiamo organizzando quindi un sistema di terapie adeguate che li raggiunga tutti.
La popolazione è contenta di vedermi impegnata alla maternità e con gli ammalati del dispensario, ma è una sfida il fatto che molti si attendano tutto gratuitamente, senza dare il piccolo contributo che richiediamo. Anche a causa della durezza di questi lunghi anni di guerra, la malattia è un carico che va spesso oltre le possibilità di una famiglia. Ed è questa la ragione per cui ci arrivano bambini febbricitanti accompagnati solo da una sorellina o mamme partorienti da sole. Per ragioni economiche, per la difficoltà a spostarsi e anche per l'attuale insicurezza delle strade, frequentate soprattutto di notte da militari armati, una percentuale molto alta di donne partorisce ancora in casa. Le visite prenatali stanno però aumentando. Il neonato, anche nelle attuali condizioni di precarietà, porta sempre grande gioia alle mamme. È accolto con fede, come un dono di Dio, e io sono lieta della possibilità che il Signore mi continua a dare di essere qui, al servizio della vita. Lucia Pulici da Mbobero.
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