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Qualche “P” per dire “amore”
Lina Caliari, saveriana trentina, da vari anni missionaria a Koumi in Ciad, è intervenuta il 1° ottobre alla veglia diocesana missionaria di Trento.
Era il decimo anniversario del martirio della missionaria laica trentina Catina Guber, uccisa in Burundi, assieme ai Saveriani p.Maule e p.Marchiol, il 30 settembre 1995. Accennando a quell'episodio di violenza, Lina ha rilevato l'importanza dell'Eucaristia che dà forza e “prepara ogni credente, specialmente i missionari, ad essere pane spezzato per la vita del mondo” (Giovanni Paolo II); fino al martirio, non cercato, ma accolto con sguardo di fede come dono di Dio.
I discepoli di Emmaus hanno riconosciuto Gesù nel gesto del pane spezzato. Mangiando quel “Pane”, la loro tristezza si è trasformata in amore irrompente. Gesù, pane spezzato per il mondo. Siamo fragili, impastati di egoismo, ma riconoscendo Gesù e nutrendoci di Lui, possiamo anche noi seguirne le orme e bruciare di quell'amore che ci porta a donarci gratuitamente agli altri.
Riferendosi alla sua missione e ai suoi impegni in campo sanitario, dopo aver ringraziato per il ponte di solidarietà stabilitosi tra diocesi di Trento e Koumi, Lina ha descritto l'amore, con alcune parole che iniziano per “P”.
Amore è:
Perdono. I martiri muoiono perdonando. È la capacità di amare con la gratuità di Dio, andando oltre ogni paura.
Pace. La pace di chi si affida al Signore e trova in Lui la forza di affrontare difficoltà e pericoli. È questa pace che mi sostiene quando a Koumi mi chiamano, di notte, per una visita d'urgenza in villaggi lontani, o quando intervengo per sedare certi conflitti. “Se siete presenti voi ci aggrediamo meno”, ammetteva un giorno una persona.
Pazienza. Capacità di ascoltare, di lasciare che l'altro faccia il suo cammino, senza fretta di decidere. E allora si sta lì, sotto l'albero, tutto il tempo necessario, perché siano loro, non noi, i protagonisti. Pazienza, quando gli operatori pastorali hanno idee divergenti dalle nostre. Vedere sempre, con sguardo di fede, fermenti di bene anche dove le situazioni non migliorano e tenere duro, sapendo che il Regno è di Dio e a noi è semplicemente chiesto di dare la nostra vita.
Povertà e Presenza. Con uno stile di vita il più possibile vicino a quello della gente, mettere a disposizione, come bene di tutti, ciò che abbiamo e che siamo. Stare con loro, amare, lasciarsi amare e condividere anche la loro impotenza. Come quando l'anno scorso il fiume in piena ha spazzato via interi villaggi e distrutto molti raccolti già pronti nei campi. La popolazione, nel breve spazio asciutto lasciato dall'inondazione, aveva steso le stuoie e costruito ripari di fortuna. Anche noi siamo andate e tutti insieme, con poveri mezzi, abbiamo aggiustato le spaccature degli argini. La gente sente che siamo parte di loro, ci vuole bene. Questo è un grande dono, un gesto dell'amore di Dio che conforta.
Preghiera. “Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo”, dice Gesù (Gv 12,26). La grazia della sequela ci viene da Lui mediante il suo Spirito. Per vivere quindi l'avventura della missione, di una vita donata, non contiamo sulle nostre forze, ma intensifichiamo la nostra preghiera e il nostro amore a Cristo. Lui farà in noi quello che da soli non sapremmo fare. La nostra vita si arricchisce man mano che la doniamo e mettiamo, giorno dopo giorno, Dio al primo posto.
Vogliamo dirci a vicenda: lasciamoci scomodare dalla presenza dell'altro, dei poveri in particolare; crediamo al desiderio profondo di pace che ogni essere umano porta nel cuore. Colui che avviciniamo per ascoltare, consolare, aiutare è Gesù. È Lui che si mescola nelle nostre attività quotidiane e ci fa essere dono d'amore. Chiediamo ai nostri martiri di intercederci quest'amore.
Dalla relazione missionaria di Lina Caliari |