Anno 2005 > Lettere dalla missione

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Dal Brasile

Dall'Amazzonia-Belém

Lucia B. tornata in Brasile dopo alcuni anni di servizio in Italia, ci scrive.

Da qualche mese mi trovo nella comunità della periferia di Belém, posta in un'area detta “Cabanagem”. Siamo in quattro sorelle, viviamo in una casetta di legno in mezzo alla gente e lavoriamo nelle comunità di questa zona, che fa parte di una parrocchia di circa 100 mila persone.

È difficile descrivere la vita di una periferia di qui, a prima vista deprimente, con situazioni impossibili. Tantissime famiglie, strade fangose, con un nome che non è scritto da nessuna parte se non nella memoria della gente. Confesso che i primi tempi mi sono quasi scoraggiata, forse anche per l'ambientazione fisica, essendo il caldo forte e molto umido. Grazie a Dio mi sto ora abituando e sto anche scoprendo tante cose belle che spuntano come fiori in mezzo al fango. Ad esempio: il lavoro dei coordinatori e responsabili delle varie pastorali. Da loro ho imparato tante cose. Sono papà e mamme che, pur impegnati come tutti nella lotta per la sopravvivenza, sono fedeli al loro compito e trovano un tempo per gli altri, convinti che evangelizzare è annuncio, ma anzitutto è testimonianza di vita.

Qui ricordiamo ancora con commozione l'episodio dell'uccisione di suor Dorothy, religiosa nord americana di 73 anni, che è vissuta in mezzo ai poveri, pregando con loro e difendendoli. Da quattro anni era minacciata da fazendeiros e commercianti di legname, perché dava fastidio il suo coraggio nel difendere i diritti dei poveri e denunciare la devastazione delle foreste. Una testimonianza di vita fino alla morte. “Amò i suoi fino alla fine”. Una morte che grida più forte di qualsiasi discorso, dando a tanti la forza di continuare a impegnarsi per il bene dei contadini, ancora oggi vittime degli interessi economici di pochi. Gli assassini, avvicinando suor Dorothy, le avevano chiesto se avesse delle armi e lei come risposta aveva tolto dalla bisaccia la Bibbia e ne aveva letto alcuni versetti. In quel momento, a bruciapelo, le hanno sparato sei colpi. È stata sepolta, come lei desiderava, tra la sua gente: Più che sepolta, piantata come una semente che darà molti frutti. Il fatto, avvenuto in febbraio in Parà, è stato e continua ad essere per tutti noi un'iniezione di coraggio, una grande lezione di fede incarnata nella vita. Non ho mai sentito così forte il desiderio di un mondo più umano, giusto e in pace. Un mondo nuovo dove finalmente possiamo sentirci fratelli. Lucia Bolognesi

Da Tiradentes - San Paolo

 In nome del Vangelo

Alcuni catechisti vivono proprio secondo la santità richiesta dal battesimo, per l'amore e il sacrificio con cui svolgono gratuitamente il loro servizio. Un giorno chiesi a Paolino: “Come facciamo con questo catechista così giovane e inesperto?”. “Non preoccuparti, mi rispose, lascialo a me. Me lo faccio amico; lo porterò alle catechesi, poi andremo insieme nella sua comunità e vedrai che a poco a poco imparerà a fare da solo”. Era bello vedere arrivare agli incontri il “maestro” con il suo discepolo. Un altro catechista agli inizi, mi chiese di aiutarlo perché non si sentiva capace. Se fossi andata sarebbe stato come dire agli altri: “Viene con me perché non ci sa fare”, e lui avrebbe perso credibilità. Chiesi allora ad uno più sicuro di accompagnarlo ed egli lo fece. Fu un aiuto vicendevole: il più esperto si sentì valorizzato e il più giovane si convinse che non era poi una cosa così difficile e che avrebbe potuto farcela. A poco a poco prese anch'egli fiducia in se stesso, ed ora, tra i catechisti nuovi, è il più bravo. Succede poi spesso che questi catechisti preparati vengano scelti come capi della comunità civile e nella catechesi si deve ricominciare tutto di nuovo, ma in cambio abbiamo buone autorità, oneste e capaci, il che è di grande aiuto per la popolazione.

 

   
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