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Segni di Pasqua a Bukavu
La messa della notte di Pasqua a Bukavu è iniziata alle 19 e finita solo alle 23 e 30. Nessuna noia però; anche il sonno era vinto da un crescendo di gioia e di danze iniziato con il canto dell'alleluia. La liturgia preparata con cura ci ha accostati anzitutto alle letture dell'Antico Testamento: la creazione, l'oppressione e la liberazione dall'Egitto, simbolo di una liberazione non solo politica.
Dopo la proclamazione evangelica delle donne al sepolcro, il celebrante aveva invitato ad applaudire alle donne, ricevendo l'entusiastico consenso dell'assemblea femminile. ”Questi nostri uomini che hanno venduto il Paese…” esclama scuotendo la testa la mia vicina. “Uomo o donna - dice però il celebrante - la buona notizia è per tutti: Cristo ha vinto la morte!”.
Abbiamo rinnovato con i battezzandi (ottantasei tra ragazzi, ragazze e adulti) le promesse battesimali. Le litanie dei santi erano speciali, composte dai nomi dei patroni dei battezzandi. Dopo il battesimo essi scompaiono in sacrestia per indossare, le ragazze, l'abito bianco, e, i ragazzi, un foulard bianco al collo. Sono tutti emozionati e felici e danzano la loro gioia attorno all'altare, accompagnati dai canti dell'assemblea.
Mi hanno parlato di un soldato congolese affiancato a chi stava occupando la città nel giugno '04. Entrato in chiesa proprio nei giorni dell'attacco, era stato colpito dalle parole ascoltate e, uscito, aveva detto: “Non posso lottare contro il mio popolo”. Era quindi rientrato in famiglia, rifiutandosi di tornare a combattere. Dio ha il suo modo di vincere.
Il giovedì santo, nella messa in Coena Domini un uomo aveva pregato per il “Paese vicino”: “Riempili, Signore, della tua pace…”. Il Paese vicino (Rwanda) è quello che, dal '94, non cessa di gravare sul Congo. È la preghiera per i “nemici” che non sento mai chiamare così dalla gente, anche se è lucida sulla situazione: “Questi nostri fratelli” essi dicono.
Venerdì, mentre ci recavamo alla Via Crucis lungo la strada verso la chiesa, ho sentito due donne che parlavano tra loro. Dicevano che nel quartiere vicino c'è una ragazzina di dodici anni rimasta sola con due fratellini alla morte dei genitori. Sarebbero andati a visitarli, dopo la messa della domenica, ciascuno portando un vestito o qualche cosa da offrire. Anche questa è Pasqua. Poveri solidali con altri poveri.
Teresina Caffi |