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Coraggio di un popolo
Teresina Caffi, tornata in febbraio nella R.D.Congo per corsi di formazione catechetici e biblici a Bukavu, ci descrive la situazione che ha incontrato nel Paese, dopo sei anni di assenza.
La gente è piena di voglia di vivere e tenace nel trovare anche una minima attività che permetta di andare avanti. Le difficoltà si vedono a prima vista. Per tanti la vita è dura. Eppure si respira un'aria nuova. Nelle città che incontro, Uvira e Bukavu, nell'est del Paese, le vie sono piene di gente che si dà da fare per combattere una conseguenza della guerra: la miseria.
A Luvungi, grosso villaggio nella piana della Ruzizi, tra Uvira e Bukavu, le mamme hanno ripreso a coltivare, con il coraggio di chi ha una famiglia da sfamare. Presso la parrocchia c'è il Centro nutrizionale, dove i bambini ricevono integrazioni di cibo. Li segue mamma Cristina. Nel suo parlare sobrio di mamma congolese si avverte quanto li ama. Dopo il recupero, Cristina prende nella sua casetta quelli che non hanno più parenti e divide con loro le sue poche risorse, finché non diventano autonomi. Pur non avendo figli ella ne ha tanti. Anche nella Luvungi percossa dalla guerra c'è chi non si arrende. C'è chi frequenta la scuola o dà corsi di alfabetizzazione, nonostante il governo continui a rifiutare di pagare gli insegnanti. I giovani riavranno presto una biblioteca che sarà per loro anche un luogo per studiare, in particolare la sera, non essendoci più nel villaggio la corrente elettrica.
Bukavu, sulle colline che scendono verso il lago Kivu, è verdeggiante più della pianura per la pioggia di questi mesi. Anche qui la popolazione si dà da fare per vivere. Per le strade si vende di tutto, anche piccole cose. Allo stesso tempo c'è l'esplosione dei cellulari, alimentata da un'intensa pubblicità che li mostra come simbolo di prestigio.
Nelle vie piene di gente osservo e ascolto storie anche brevi di persone che tirano avanti con fatica. La mamma piena di dignità che ogni giorno porta il carbone per una ripida salita e dice di non poter dar retta al mal di schiena perché deve pagare l'affitto e nutrire i figli.
L'altra donna, anziana, sfollata da Walungu con tre nipotini orfani di guerra. Per proteggere loro e se stessa dalle milizie che rubano e stuprano, sono venuti a Bukavu. Un uomo ha dato loro un posto dove stare, è un testimone di Geova.
C'è poi il dramma delle donne violentate dalle milizie in villaggi vicini a Bukavu. Così umiliate, vivono con la paura di aver contratto l'Aids o altre infezioni. E' stato costituito un centro per accoglierle perché spesso sono rifiutate dalle famiglie.
Nel quartiere povero della città, dei giovani diplomati e laureati hanno sentito il dovere di alfabetizzare gratis i bambini che non potevano andare a scuola. Il Paese avrà forse tra poco le elezioni, ma c'è chi si chiede se serviranno a cambiare qualche cosa. Il popolo congolese è ancora nella bufera, anche se la guerra è finita. Volente o nolente deve pagare tutto: dai militari agl'insegnanti, alle medicine, all'ospedale. Un Popolo da scrivere con la maiuscola, che ha pagato tutte le avventure dei suoi cosiddetti “liberatori”. Anche l'avidità di chi da lontano ha tollerato la sua invasione, pur di godere delle sue ricchezze. Un abisso di torti subiti che mai saranno ripagati. Ma i poveri sanno che il nome di Dio non si invoca invano. Teresina Caffi
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