| Sempre a servizio della Missione
Dialogo tra donne e …di donne
Da quando sono rientrata in Italia, dopo dieci anni di missione in Amazzonia (Brasile nord), ho constatato con gioia che anche qui il mondo si è …colorato. I colori e i tratti somatici diversi dicono non solo differenza di etnie, culture, religioni, ma indicano anche vivacità e novità di vita.
Una delle attività di animazione missionaria cui partecipo a Desio, insieme a padri e studenti saveriani, è il dialogo con alcuni mussulmani presenti in zona. Durante l'anno ci sono varie iniziative che realizziamo insieme a loro: marcia della pace, conferenze sul dialogo interreligioso e, da qualche anno, alla fine del Ramadan, uno scambio di auguri tra cristiani e musulmani per fare festa insieme.
Quest'anno, per la prima volta, abbiamo invitato anche donne mussulmane alla festa nella casa dei padri saveriani. Mentre gli uomini con alcuni dei nostri giovani si recavano in moschea, ci siamo trovate tra noi donne. Sono arrivate con i bambini alle cinque del pomeriggio, portando qualche dolcetto. Alcune ragazze intrattenevano con giochi i piccoli e noi accoglievamo le mamme offrendo il te.
Ciò che subito ci ha colpito, oltre ai loro abiti festivi dai tessuti delicati, belli e lucenti, è che durante la conversazione si sono tolte il velo. Un piccolo gesto, se volete, ma che ci ha commosse, perché ci diceva che si sentivano a loro agio, in casa.
La conversazione, dapprima un po' superficiale e impacciata, si è fatta più profonda attorno ad alcune questioni più sofferte della vita.
Anche in Italia il bambino è proprietà del padre? Perché porta solo il suo cognome? E' possibile a una donna musulmana sposare un cristiano e viceversa? Come far crescere nei veri valori i bambini e i giovani che in questa società vedono tutto e vogliono tutto? Cosa potremmo fare perché nel mondo circoli più comprensione, più pace, a partire dalle nostre famiglie?
Non abbiamo trovato soluzioni né pronte, né facili, ma ci siamo confrontate e abbiamo scoperto che noi donne abbiamo una missione in comune da svolgere: quella di umanizzare l'umanità. Ci siamo lasciate con il desiderio e la promessa di ritrovarci ancora.
Forse tutto ciò può sembrare ingenuo e far sorridere qualcuno, ma anche questo fa parte di ciò che abbiamo scoperto incontrandoci. Sorridere e far sorridere non è forse la nostra prerogativa femminile? Senza voler essere presuntuose, il nostro sorriso di donne è contagioso.
Lidia Vermi e Paola F.
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