| Casa Madre e missione
Che cos'è per te la Casa Madre?
Come vivi in questo periodo la tua vocazione missionaria? Risponde Enriqueta, una junior messicana Sono, mi pare, due domande interessanti e impegnative. Mi fanno tornare con la mente a due anni fa, quando mi preparavo a lasciare il mio Messico per venire in Italia. Tante sorelle mi dicevano che sarebbe stata una bell'esperienza conoscere la Casa Madre, fondata con tanti sacrifici e sogni per la missione e dove si respira lo spirito di famiglia.
Non m'immaginavo però allora che avrei trascorso qui due anni stupendi, pieni di sfide, ma anche di scoperte di nuove culture, di conoscenza più approfondita di me stessa e della mia vocazione grazie pure all'incontro col diverso; due anni soprattutto pieni di sorprese davanti alla quotidianità del Dio-Amore.
Da Casa Madre passano, per periodi d'aggiornamento e di sosta, tante sorelle provenienti da varie missioni e da culture diverse. È molto bello e arricchente quest'incontro pluriculturale di Famiglia missionaria unita da un unico carisma per la missione ad gentes.
È come aprire un “sito internet” sul mondo intero! Non mi è possibile descrivere la gioia silenziosa che mi trasmettono le sorelle che vivono in Casa Madre con dedizione il tran-tran della giornata, sempre servendo il Signore e la Famiglia in dimensione missionaria.
In questi due anni mi è stato chiesto di dare un aiuto alle sorelle infermiere. Scherzando, io che non sono infermiera, lo chiamavo più “fastidio” che aiuto, ma è stato per me un dono grande. Mai avevo vissuto così da vicino con persone malate ed anziane. Accanto a loro ho capito quanto è importante mettersi nelle mani del Signore e come tutto il resto passa in secondo piano. Ho avuto poi la fortuna in questo periodo di stare vicina a due sorelle nella fase finale della malattia fino al loro incontro definitivo con il Signore. Ho imparato in quest'esperienza la lezione più importante della vita: di fronte alla morte si scopre con più evidenza il mistero pasquale che essa racchiude.
Auguro anche ad altre di poter fare una simile esperienza. Ho toccato con mano la fede profonda e la donazione di quelle sorelle che, pur nel limite della malattia, continuano a vivere per la missione e l'avvento del Regno di Dio.
Oltre a questo servizio in comunità, ho avuto modo di svolgere un po' d'apostolato in diocesi. Alla Caritas, in mezzo a volontari ed extracomunitari, dove la solidarietà diventa responsabilità e dono; al “Pozzo di Sicar” (casa d'accoglienza per donne immigrate ancora in cerca di lavoro), dove si abbraccia la semplicità del dialogo e lo stupore del mistero dell'altro come vero itinerario di fede e di amore. Posso scoprire qui, nella pratica, che cosa vuol dire ecumenismo e dialogo interreligioso, che io chiamo della “merenda” perché fatto in semplicità e cordialità, senza tanti ragionamenti teologici, seduti attorno a un tavolo a scambiarci esperienze di vita.
Ecco come vivo la missione ad gentes in questo periodo, in un modo che mai avrei immaginato. Sono entrata in una congregazione esclusivamente missionaria col desiderio di andare in Paesi dove la gente non ha mai sentito nominare Gesù Cristo. In questo tempo ho capito che la missione non è legata ad un posto geografico, ma è un atteggiamento di vita. Ovunque venga a trovarmi so che il Signore mi precede con la sua misericordia e mi dona la gioia di viverla concretamente in mezzo agli altri.
Dio sa sempre stupire con la sua bontà. Enriqueta Ayala
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